Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "A proposito di Silvia Romano che se l’è cercata", la rubrica di Rino Negrogno

È come se Cappuccetto Rosso, che in fondo se l’è cercata, non avesse attraversato il bosco per portare il cibo alla nonna

Attualità
Trani venerdì 23 novembre 2018
di La Redazione
Silvia Romano, la ragazza rapita
Silvia Romano, la ragazza rapita © n.c.

A proposito di Silvia Romano che se l’è cercata e di Gamellini che vuole farle una ramanzina quando tornerà a casa, mi vengono in mente delle considerazioni.

Da tempo offro il mio contributo sanitario come volontario nelle varie strutture che accolgono i migranti: flebo, iniezioni, medicazioni, terapie varie. Un giorno un signore mi ha chiesto di occuparmi di una famiglia italiana povera, visto che mi occupo solo di migranti. Era chiaro il suo intento provocatorio. Gli ho risposto, provocazione per provocazione, che non mi occupavo di italiani ma solo di stranieri, perché la maggior parte delle persone “buone” si occupano degli italiani in difficoltà, mentre pochissimi si occupano degli stranieri. È una questione di numeri. Mi ha accusato di razzismo, un po’ come si è fatto con Silvia che se l’è cercata e avrebbe potuto fare la volontaria a casa sua. Un po’ come se la cercano le donne che indossano la minigonna, un po’ come se la sarebbe cercata Desiree, drogata, violentata e uccisa, se non fosse che erano africani, ragion per cui lei, che fortuna, non se l’è cercata.

Le contraddizioni nella testa di queste persone sono lapalissiane, celano il loro razzismo con l’assioma che bisognerebbe aiutarli a casa loro, ma se qualcuno va ad aiutarli a casa loro è uno sprovveduto che se l’è cercata.

Il volontario, in genere, non fa distinzioni, è un sognatore, pensa di poter cambiare il mondo con il suo contributo gratuito e volontario. Possiede quella cosa che si perde invecchiando: la speranza. Non esistono per lui paesi, regioni o nazioni; esiste il mondo e lui crede di averlo in pugno. È quasi sempre giovane, poi crescerà e non ci crederà più, terrà famiglia, avrà dei figli, avrà altro di cui preoccuparsi.

Ovviamente non è vero che non mi occupo degli italiani, molti di voi lo sanno, anche per averne usufruito personalmente, tutte le volte che mi sono recato a casa di chiunque per una terapia, non ho mai chiesto un quattrino.

Un po’ come quando mia moglie e mio figlio mi chiedono di lasciare il 118 perché comporta una serie di rischi, anche per la vita, per trasferirmi in un reparto più tranquillo. È come se un giorno dovesse accadermi qualcosa di grave e loro dicessero: se l’è cercata, poteva lavorare in oculistica.

È come se Cappuccetto Rosso, che in fondo se l’è cercata, non avesse attraversato il bosco per portare il cibo alla nonna. Come se non avesse avuto i sogni e la speranza tipiche della giovinezza e non avesse cercato fiori. La nonna sarebbe morta di fame e di solitudine; il lupo, non avendo alternative, prima o poi l’avrebbe divorata e, gracile com’era, non avrebbe riempito la sua pancia più di tanto, non avrebbe russato, il cacciatore non si sarebbe insospettito, il mondo avrebbe continuato a girare come sempre, nell’indifferenza e ognuno a casa sua.

Certi lavori sono sporchi, ma qualcuno deve pur farli.

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