Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Tra qualche giorno nei porti approderanno i Santi". La rubrica di Rino Negrogno

Sono così tanto importanti per i tranesi queste ricorrenze! Mi viene in mente mia nonna, trentasette anni fa, ammalata di un grave tumore. Gli adulti dissero: “Facciamole passare quest’altro San Nicola in pace”.

Cultura
Trani giovedì 12 luglio 2018
di Rino Negrogno
San Nicola il Pellegrino
San Nicola il Pellegrino © Trani Religiosa

Cominciano le sagre del mare, prima la Madonna del Carmelo e, tra qualche giorno, San Nicola il Pellegrino. Le statue - come tutti sappiamo e, se non dovessimo ricordarlo, ce lo ricorderanno quei manifesti lunghi due metri che rileggeremo daccapo, con la testa all’insù, tra il giornalaio e l’orologiaio, come se fosse la prima volta - saranno imbarcate da qualche parte per poi approdare nel porto, trovandovi presumibilmente quiete, accolte da una folla commossa di fedeli, bancarelle e imbonitori che mostrano alle massaie, eccezionalmente accompagnate dai mariti in onore dei Santi, come si deterga perfettamente il pavimento o si mondino geometricamente le patate.

Poi la processione, le vecchie si segnano timorose con la croce mentre i loro uomini brandiscono la tesa, i ragazzi indifferenti brindano nei locali, l’odore dell’incenso che sale dai turiboli dimenati da chierichetti con rosee gote, si confonde a quello salmastro delle ragazze. Alla fine i fuochi d’artificio, che detesto sia per il rumore che per lo sperpero dei soldi, sebbene non siano miei; però, tutto sommato, mi piacciono le feste di paese, benché sia attratto più i loro preparativi: Mario che assembla le luminarie, i confratelli con i camici inamidati e la barba ben rasata, mentre sollevano la mozzetta per prendere l’accendino e fumare l’ultima sigaretta prima della processione, i venditori e i consumatori di semenze, che sbucciano con i denti e la saettano per terra, i ragazzi di colore in fila per le concessioni per le bancarelle e Pina, la vigilessa veterana che sbraita per metterli in riga e quando mi vede, inveisce con la sua solita rampogna e mi manda a quel paese.

Sono così tanto importanti per i tranesi queste ricorrenze! Mi viene in mente mia nonna, trentasette anni fa, ammalata di un grave tumore, il medico le disse che era un intervento rischiosissimo, che c’erano molte probabilità di non superarlo. Avevo solo tredici anni, ma ricordo gli adulti che discutevano sull’opportunità di rischiare o di lasciarla vivere quel che restava e ricordo che tra le tante affermazioni, mancando pochi giorni alla festa patronale, una fu: “Facciamole passare quest’altro San Nicola in pace”.

Mi auguro, in occasione di questi festeggiamenti, in primo luogo che i Santi, essendo pressoché dei migranti, non trovino i porti chiusi, in secondo luogo, non meno importante, che queste, oltre alle semenze, alla voce tonitruante dell’imbonitore, alle luminarie e ai fuochi d’artificio, assumano anche un altro significato, che peraltro è quello religioso che dovrebbero avere, quello di aprire, oltre ai porti, il nostro cuore.

Se così fosse, spiegherei con molto piacere, al mio cane, che i botti, tutto sommato, servono.

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Alveare 2018

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