Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Il sindaco di Riace, la sindaca di Lodi e la sorella di Stefano Cucchi". Rubrica

È scomparso il momento di riflessione, la comprensione serena e distaccata dei fatti. Occorrono più di duemila anni per tentare di giudicare un avvenimento senza lasciarci condizionare dalle nostre convinzioni

Attualità
Trani venerdì 19 ottobre 2018
di La Redazione
Il pensatore di Rodin
Il pensatore di Rodin © n.c.

Cosa avranno mai in comune Il sindaco di Riace, la sindaca di Lodi e la sorella di Stefano Cucchi?

Apparentemente nulla e, probabilmente, non solo apparentemente. Nella mia mente però, trattasi evidentemente di mente scombussolata, qualcosa in comune ce l’hanno. Hanno in comune la peculiarità del nostro relazionarci a questi eventi, l’inquietudine che ci pervade quando apprendiamo notizie di questo tipo. A prescindere dal fatto che si possa rispettare la legge e da questa azione possa derivare una condizione sfavorevole per qualcuno, come è accaduto alla sindaca di Lodi, che si è attenuta ad un precetto, ma di fatto, dei bambini incolpevoli non hanno potuto usufruire del servizio mensa e trasporto. A prescindere dal fatto che si possa non rispettare la legge, come è accaduto al sindaco di Riace, ma da questa sua violazione ne è derivato un vantaggio per dei disperati che, tra l’altro, hanno imparato un mestiere, ma anche per i suoi cittadini, per le case abbandonate e rimaste vuote. A prescindere dal fatto che Stefano Cucchi fosse un drogato o uno spacciatore, in Italia non vige la pena capitale, per cui, chi lo ha aggredito e ucciso, non aveva il diritto di farlo, anche se, ammesso che fosse uno spacciatore, trattavasi di untore, di venditore di morte. La sorella aveva diritto di pretendere la verità, di preoccuparsi per suo fratello ingiustamente assassinato, di fare giustizia. Di conseguenza, tutti quelli che “non sono razzisti ma…” riterranno la sindaca di Lodi nel giusto e il sindaco di Riace nel torto, a prescindere dalla legge. Così ci saranno quelli che riterranno tutti i carabinieri dei farabutti, ma anche quelli che riterranno tutti i drogati e gli spacciatori, degni di morire per mano di un boia. Nulla e nessuna cosa cambierà le nostre opinioni, è inutile parlarne.

Ma cosa hanno in comune questi tre?

La nostra reazione. La mia reazione. È talmente precostituita che non abbiamo bisogno di conoscere tutta la storia, ci basta conoscere i personaggi per formulare un giudizio. E la cosa più grave è che nessuno e nessuna circostanza, nemmeno l’approfondimento della notizia, potranno successivamente farci cambiare idea. Gli avvenimenti sono utili soltanto per confermare e rafforzare le nostre convinzioni, li attendiamo trepidanti per poterci persuadere che abbiamo ragione noi, che le nostre convinzioni siano quelle giuste e possiamo, legittimamente, sbandierarle con orgoglio e tracotanza.

È scomparso il momento di riflessione, la comprensione serena e distaccata dei fatti. Occorrono più di duemila anni per tentare di giudicare un avvenimento senza lasciarci condizionare dalle nostre convinzioni. Su Giulio Cesare, ad esempio, siamo quasi tutti d’accordo.

Possiamo provare a farci delle domande contrarie ai nostri convincimenti? Ai sostenitori della sindaca di Lodi, ad esempio, non sorprende un po’, tutta questa improvvisa voglia di legalità esplosa a Lodi, tanto irruenta dal dover cominciare in una mensa per bambini? Ai sostenitori del sindaco di Riace, non sorprende un po’, ad esempio, tutta questa umanità esplosa a Riace?

Quando viene arrestato un sindaco o riceve un avviso di garanzia, per molti, è sempre una buona notizia, una festa, una notizia che prevale sopra ogni cosa, compreso la pietà nei confronti dell’uomo e della sua famiglia.

Quando per un errore di un medico o di un infermiere muore qualcuno, tutti i medici e gli infermieri sono assassini? Eppure capita di sentir dire che all’ospedale di Trani non valgano niente, nessuno escluso; salvo diventare il migliore ospedale con i migliori medici e infermieri, quando stanno per chiuderlo. Alla sorella di Stefano consiglierei di fermarsi ora, per non essere accusata di voler speculare, da chi è certo di non doversi mai imbattere in problemi di questa sorta. A chi ha figli piccoli consiglierei di non accusare la sorella di Stefano per essere stata la sorella impotente di un drogato. È una sciagura che può capitare a tutti, anche se facciamo il possibile per scongiurarla.

La cosa che più mi tormenta, al di là dei pregiudizi, è che sia una sindaca.


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