Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Aggredito il 118". La rubrica di Rino Negrogno

Purtroppo, noi operatori del 118, interveniamo spesso in situazioni del genere, ormai non operiamo soltanto come sanitari, ma anche come consolatori, confessori, assistenti sociali, psicologhi, dame di compagnia

Attualità
Trani mercoledì 19 settembre 2018
di Rino Negrogno
Rino Negrogno, maschera antigas
Rino Negrogno, maschera antigas © Tranilive.it

La mia inutile solidarietà ai colleghi. Ieri, a Bari, il 118 è intervenuto per sedare un litigio tra un uomo e una donna, ma l’equipaggio è stato aggredito con inaudita violenza. L'uomo si è scagliato contro la donna e gli operatori sono intervenuti per separarli, ma sono stati aggrediti e minacciati. A un operatore, con un pugno, gli hanno procurato un trauma del setto nasale. A un altro, un soccorritore tranese che conosco bene, hanno inferto un pugno al fianco.

Purtroppo, noi operatori del 118, interveniamo spesso in situazioni del genere, ormai non operiamo soltanto come sanitari, ma anche come consolatori, confessori, assistenti sociali, psicologhi, dame di compagnia (ci chiamano perché si sentono soli), assistenti ai senza tetto, smaltitori di sbornie, maghi (pretendono anche l’impossibile) e sedatori di litigi e risse.

Ovviamente non percepiamo alcuna identità di rischio, ma ogni volta che inizia un turno, per quanto possa sembrare incredibile, non sappiamo se torneremo a casa integri.

Questo è accaduto al collega di Bari, ha indossato la divisa per recarsi a lavoro, convinto che il suo lavoro consistesse nel curare gli ammalati, salvare delle vite, somministrare terapie, medicare le ferite, ma è tornato a casa con il naso rotto.

Accade troppo spesso, troppo spesso veniamo aggrediti e minacciati, e non solo in occasioni come questa.

Accade perché siamo diventati incivili, ineducati, non abbiamo rispetto né per chi sta male, né per chi deve curarlo. Sono persuaso che il personaggio che con l’auto non ci fa passare, sfidandoci e restando indifferente mentre corriamo verso un paziente grave a sirene spiegate, sia lo stesso che aggredisce l’equipaggio ritenendo abbia impiegato troppo tempo per giungere sul luogo.

La mia solidarietà inutile ai colleghi. Vi esorto a rispettare chi fa di tutto per salvarvi. Continueremo comunque e nonostante tutto a farlo, perché chi sceglie di lavorare in una unità operativa così rischiosa e complessa come quella del 118, lo fa per passione, per amore.

Solo un’ultima considerazione: come scrivevo, conosco molto bene l’operatore tranese aggredito. Una grande fortuna per l’aggressore che indossasse la divisa.

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