Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Le polpette avvelenate di ignoranza". La rubrica di Rino Negrogno

"L’umanità (si fa per dire) è abituata a non assumersi mai le proprie responsabilità, la colpa è sempre degli altri, di chi, in qualche modo, se la cerca"

Attualità
Trani domenica 02 settembre 2018
di Rino Negrogno
Rino Negrogno ed il suo cucciolo
Rino Negrogno ed il suo cucciolo © Tranilive.it

Ho un cane da due anni. Prima di averlo non sapevo cosa significasse e restavo basito dal comportamento dei possessori di cani ritenendo che li trattassero impropriamente come esseri umani. Poi mio figlio ha insistito per anni e alla fine ho ceduto, così in casa è arrivato Axel. Ora è diventato il fratellino per mio figlio e un altro figlio per mia moglie e per me. È un sentimento che non si può spiegare, sembrerà sempre esagerato a chi non ne possiede uno, ma mai sembrerà spropositato al cane, che di par suo, di amore, ne dona ancora di più.

In questi giorni si sente spesso parlare di polpette avvelenate. Vi confesso che ho molta paura, per due ragioni: la prima è per l’incolumità del mio cane, la seconda, meno grave ma altrettanto importante, è per quella della bestia che dissemina polpette perché temo che se dovessi incontrarla e vederla con i miei occhi, mi comprometterei inesorabilmente.

È una bestia perché se la prende con un essere indifeso e io la farei pagare cara a tutti quelli che se la prendono con gli esseri indifesi, in generale, così come indifesi sono i disperati lasciati sulla nave dal vostro ministro e mi fa parecchia specie osservare che, spesso, quelli che si preoccupano giustamente per i cani non facciano altrettanto per gli esseri umani, anzi, si compiacciono con il vostro ministro.

Discutendone con un tale, qualche giorno fa, egli asseriva che la colpa fosse dei padroni perché non raccolgono la cacca. Poco dopo il sermone, ha gettato il mozzicone della sua sigaretta per terra. Quelli che non hanno un cane, infatti, sono esseri civili solo perché non ce l’hanno, sono gli stessi che gettano carte per terra, abbandonano mobilia all’angolo del marciapiede, attraversano il passaggio a livello in corsa mentre si sta chiudendo, non indossano la cintura di sicurezza e il casco, non emettono lo scontrino fiscale e parcheggiano davanti alla rampa riservata ai disabili. Però, siccome non hanno un cane, non lasciano escrementi e si sentono elette a persone civili.

Sono certamente gli stessi che affermano che la donna violentata se l’è cercata. Sì perché dire, come ha detto quel tale, che la colpa è dei padroni che non raccolgono gli escrementi, è come dire che la colpa è della donna quando viene violentata perché indossava la minigonna. Ma l’umanità (si fa per dire) è abituata a non assumersi mai le proprie responsabilità, la colpa è sempre degli altri, di chi, in qualche modo, se la cerca. Badate che quando affermiamo che una donna con la minigonna se l’è cercata, sotto sotto, quella minigonna fa venire anche a noi la voglia di approfittare.

Per lo sfortunato cane poi, la sciagura è doppia, perché la cacca, non l’abbiamo raccolta noi. È come se a una donna, la minigonna, gliela infilassimo noi, per poi dire, una volta violentata, che se l’è andata a cercare.

Quanta ignoranza è disseminata per la città e ci avvelena.

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