Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Caro Michele". La rubrica di Rino Negrogno

La prima cosa che ho pensato, anche se mi rendo conto di quanto magra sia la consolazione, è stata: “Menomale che non era di turno Michele stanotte”

Attualità
Trani lunedì 05 febbraio 2018
di La Redazione
Rino Negrogno e la sua divisa da lavoro
Rino Negrogno e la sua divisa da lavoro © Tranilive.it

Amico e collega nel servizio emergenza 118, che hai perso tuo fratello Nicola per un grave incidente stradale, sabato scorso, anche lui soccorritore; quanto dolore provo per te e quanto rancore verso un destino tenacemente beffardo quella notte. Nicola, astemio, tanto che era sempre affidata a lui la guida dell’auto dopo una serata in pizzeria; morto perché quell’unica volta ha preferito non guidare, forse perché stanco e, imprudentemente l’ha affidata a un uomo che poi, all’esito delle analisi, è risultato con un tasso alcolemico superiore a quello consentito. La prima cosa che ho pensato, anche se mi rendo conto di quanto magra sia la consolazione, è stata: “Menomale che non era di turno Michele stanotte”, perché per quanto non cambi le sorti di tuo fratello e l’intensità della tua sofferenza, non riesco nemmeno lontanamente a immaginare cosa sarebbe accaduto se ti fossi trovato tu davanti a tuo fratello straziato e morto sul colpo.

È la circostanza che più mi terrorizza da quando svolgo questo lavoro.

Caro Michele, ho più volte scritto sui giornali locali, invitando i giovani a non bere perché è un veleno che ci danneggia lentamente e inesorabilmente, a non bere prima di mettersi alla guida perché si muore e si ammazza e noi abbiamo già visto troppe vittime sulla strada, ma ti confesso che, dopo la morte di tuo fratello, sono molto scoraggiato, come certamente e maggiormente lo sarai tu, mi verrebbe voglia di non scrivere mai più su questo argomento e ti confesso che così avevo deciso in un primo momento; ma alla fine, quando sono tornato al lavoro e al tuo posto c’ era un altro soccorritore, ho riflettuto e ho ritenuto che non sarebbe stato giusto nei tuoi confronti, nei confronti di tuo fratello deceduto senza colpe, quindi ti ho scritto questa breve lettera e ho anche ritenuto di renderla pubblica per spaventare la gente, per farla soffrire con noi, perché ormai è l’unica possibilità che ci resta: terrorizzare, raccontare di quanti morti e feriti agonizzanti vediamo distesi sull’asfalto dopo una piacevole serata tra amici in pizzeria o in discoteca, di quanto poi, in lacrime, siano devastati dal pentimento ormai invano.

Caro Michele, torna presto in postazione, mi mancherà il tuo sorriso sempre pronto.


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