Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare: "Il problema etico di Giuseppe Tarantini". La rubrica di Rino Negrogno

Alla fine mi chiedo, se è vero, come molti di voi ritengono e molti di più se ne convincono in prossimità dell’Averno, che tutti abbiamo un’anima, più o meno pensante

Attualità
Trani giovedì 04 gennaio 2018
di Rino Negrogno
Ecografia di un feto
Ecografia di un feto © Tranilive.it

Il mio amico Giuseppe Tarantini, che leggo sempre con molto piacere, ci propone un problema etico:

Il problema etico
Alla giovane ragazza africana ospite di una struttura di accoglienza, ho dovuto dire che ha un Linfoma T, che questo deve essere assolutamente trattato e che quindi deve interrompere la gravidanza. La ragazza ha un compagno il quale, saputa questa cosa che era stata anticipata dai miei colleghi e collaboratori, ha risposto che la gravidanza non si sarebbe dovuta interrompere e che Dio avrebbe salvato la madre.

Ho dovuto precisare che non posso entrare nelle decisioni di Dio a proposito della madre ma che sicuramente la chemioterapia avrebbe danneggiato il feto. Ho spiegato anche che forse Dio si è già preso cura del fatto che la ragazza sia in Italia, dove questa malattia viene diagnosticata e curata, per giunta gratis, e che se invece fosse accaduto in Africa mamma e bambino sarebbero probabilmente morti senza un perché. Ho ricordato alla ragazza che per la Legge italiana per qualsiasi cosa noi le proporremo di fare è indispensabile il suo assenso scritto, ma soltanto il suo. C’erano interprete e assistente sociale ma la ragazza ed io abbiamo potuto parlare direttamente (per fortuna) perché conosceva l’inglese, aspettiamo le sue decisioni definitive perché lei è convinta ma vuole parlare ancora con il compagno perché non vorrebbe perderlo: questi ha detto che in caso rinunciasse al bambino, la lascerebbe. Quando siamo rimasti a commentare i miei collaboratori ed io, abbiamo concluso che questo non era un problema né culturale (Africa/ Europa) né etico (la Medicina non ha dubbi quando deve scegliere tra la vita di una madre e quella di un feto) ma un problema personale: noi abbiamo fatto il nostro dovere, vedremo se la ragazza tornerà”.

Decisamente interessante il commento di Cleonice Fialho:

“Sarebbe opportuno spiegare il ruolo della gravidanza nella cultura africana. Conoscendola bene, posso dirvi che questa povera donna si trova in un dilemma atroce, al punto di dover decide se preservare la sua vita o morire. In Africa la donna ha dignità solo se procrea. Il Dott. Tarantini ha semplicemente riferito che la Signora ha detto che Si sarebbe affidata a Dio, non è una questione religiosa ma culturale. Mi permetta di suggerirle di contattare qualche associazione culturale di donne africane, sicuramente sapranno intervenire per aiutarla, è fondamentale che a parlare con la donna siano donne della stessa etnia. Sarebbe opportuno, almeno per questo post, commenti che non sfocino nel pregiudizio”.

Ineccepibile l’atteggiamento del medico Tarantini, è inutile dire che non è necessario andare in Africa o tra gli africani per imbattersi in simili dilemmi, di uomini che vorrebbero decidere sulla sorte del nascituro in grembo alla sfortunata compagna ve ne sono molti anche in Italia e senza che apportino congetture celestiali; ma vorrei sollevare un’altra questione: in questa incresciosa situazione si parla, tra le altre cose, anche di Dio. È vero, spesso si parla di Dio a sproposito, quando si bestemmia, quando si uccide in suo nome, quando diventa una nostra tradizione nazionale e persino quando si prega; io non sono cristiano, ma osservo con rispetto e spesso invidia quelli che ci credono con coerenza e non è certamente a loro che rivolgo la mia riflessione. Questo Dio, anche la mia in fondo è una bestemmia, così esigente, così poco accomodante, per certi versi un provocatore, altrimenti mica ci metterebbe di fronte a simili antinomie, è stato chiaro con i suoi seguaci, le leggi sono dieci e senza ulteriori commi o abrogazioni, non mi pare vi siano molte possibilità di scegliere per chi voglia seguirlo; ma non è questo il problema, come al solito mi sto perdendo nelle digressioni; il problema è che mi chiedo come mai chi ritenga di essere cristiano resti perplesso per la scelta di un uomo che ammonisca la propria compagna che se dovesse decidere di abortire e quindi contravvenire alle leggi di quel Dio intransigente, lui la lascerebbe. Ha chiaramente l’aspetto di un meschino ricatto, un atteggiamento da uomo padrone, per molti reso ancora più evidente dal colore brunito della pelle, ma potrebbe anche essere una convinzione, una completa e cieca sottomissione al Divino, un po’ come Abramo sul monte Moriah, inconcepibile per la maggior parte di noi, ma la libertà di quell’uomo timorato di Dio o soltanto egoista se non ignorante sulle conseguenze del male e della sua cura, ha, tutto sommato lo stesso valore della libertà della donna di starlo ad ascoltare o continuare a vivere. Per questo io, a meno che non fossi il sanitario obbligato suo malgrado a informare il paziente, me ne starei in silenzio, senza esprimere pareri o giudizi, trasecolato, costernato, come faccio la maggior parte delle volte quando le faccende che affronto sono più grandi di me e il fato abbia ritenuto benignamente di tenermi al di fuori; al massimo, se fossi cristiano, pregherei quel Dio severo ma a volte misericordioso.

Alla fine mi chiedo, se è vero, come molti di voi ritengono e molti di più se ne convincono in prossimità dell’Averno, che tutti abbiamo un’anima, più o meno pensante, che prima e dopo la vita volteggia nell’aria con grande distacco e poco incline al coinvolgimento emotivo, cosa ne penserebbe, di tutto questo, quella dell’improbabile nascituro che in tutti i casi non sarà un bambino felice?


BIO - Alveare - Lavoro per strada, in mezzo alla gente, ascolto il brusio e ho l’impressione di trovarmi in un alveare; salgo e scendo i gradini delle scale, entro ed esco dalle case, dai reparti ospedalieri, delle prigioni e ho l’impressione di entrare e uscire dalle celle esagonali dei favi di un alveare; scorro le notizie e le storie sul mio pc, su e giù e mi ritrovo di nuovo in un alveare di pensieri e avvenimenti; mi fermo un istante e nella mia mente nasce una storia. Lavoro come infermiere nel servizio emergenza urgenza 118 da quattordici anni ma ho la mania della scrittura, della poesia e del racconto e qualcuno è così folle da concedermi lo spazio per farlo, ma, tutto sommato, è meglio incontrarmi in veste di poeta e scrittore. Buona lettura.


Alveare 2017

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