Transizione sostenibile: le Società Benefit protagoniste del futuro

L'intervista all'avvocato Mario Cozza: "In Italia sono quasi 1000 le aziende che hanno deciso di diventare benefit o di costituirsi come tali"

Ad Maiora Live Professioni
Trani - martedì 19 ottobre 2021
Avvocato Mario Cozza
Avvocato Mario Cozza © N.C.

Il futuro è nelle mani di cittadini e imprese: tutti nel loro quotidiano possono contribuire a migliorare il mondo da lasciare alle future generazioni. Una delle parole chiave degli ultimi tempi è "sostenibilità" ma come è possibile concretizzarla con azioni concrete? I cittadini possono modificare stili di vita e di consumo, ma le imprese? Grazie all'introduzione nell'ordinamento giuridico di una nuova tipologia di società, le "Società Benefit", le imprese possono scegliere di integrare nel loro stato obiettivi che producano valore e impatti positivi per ambiente e collettività.

Per approfondire il tema abbiamo ascoltato un esperto, l'avv. Mario Cozza, esperto in Diritto e contenzioso civile, avvocato Cassazionista dal 2009, Membro dell'Associazione Nazionale Tributaristi Italiani (ANTI) e Membro osservatore della "Commissione Normative a tutela dei patrimoni" dell'Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano. È nel team dello studio legale e tributario FDL. Lo scorso 14 ottobre è stato relatore del webinar "I fondi del Green New Deal UE e del PNRR".

Avv. Cozza, oggi sentiamo spesso nominare le "Società Benefit" e se ne parla come potenziale strumento che rivoluzionerà il quarto settore. Cosa indichiamo con Società Benefit? Come si fa a diventare una Società Beneft?

Le società benefit sono state identificate in Italia - primo paese a fare questo passo in Europa - con la legge n. 208/2015 (legge di stabilità del 2016) e rappresentano, per così dire, un’evoluzione del concetto di “azienda”. Esse, infatti, integrano, nel proprio oggetto sociale, oltre ai “normali” obiettivi di profitto, lo scopo “dichiarato” di avere un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. Non si tratta di “imprese sociali”, “enti non profit” e simili, ma di un diverso paradigma, se così possiamo dire, nello schema “tradizionale” delle società aventi scopo di lucro, integrando, come detto, il fine del “profitto” (la distribuzione degli utili che resta centrale), con obiettivi di impatto positivo sulla società e sull’ambiente, che, proprio in ragione di questa integrazione istituzionale, secondo cui profitto e benefit sono entrambi elementi distintivi dell’oggetto sociale e dell’azienda, consente una visione di lungo termine e di stabilità e certezza degli obiettivi.

Quali sono i vantaggi per una società Benefit?

Come detto le società benefit abbracciano l'obiettivo della generazione degli utili di pari passo con la volontà di creare un beneficio comune, un valore condiviso, a favore di persone, comunità, territori e/o beni ed attività culturali, il che genera evidenti risvolti reputazionali, legati all'immagine di un'azienda moderna, impegnata e protesa al  futuro. Senza considerare il fatto che l'esperienza avuta per le orma quasi mille aziende i Italia che hanno deciso di diventare "benefit", ci ha insegnato che lo stesso fine del profitto ha risentito positivamente di tale trasformazione, poiché, il creare valore condiviso, ha consentito, ad esempio, di ottenere anche un prodotto migliore e più appetibile per il pubblico dei consumatori.

Quali opportunità ci sono oggi per le aziende italiane di intercettare fondi?

Il PNRR dà molte possibilità; non abbiamo ancora chiari gli schemi e i modelli, ma, di sicuro, le aziende che si impegneranno nel "green deal", avranno le loro opportunità.

Le Società Benefit hanno tra gli obiettivi quello della creazione di valore condiviso e un impatto positivo su biosfera e società. Esistono già degli esempi di filiera positivi in tal senso?

Come dicevo, in Italia sono quasi 1000 le aziende che hanno deciso di diventare benefit o di costituirsi come tali. Gli esempi vengono da grandi aziende, quali Illy o Fratelli Carli, tanto per nominarne alcune, così come altre meno grandi o meno conosciute che hanno comunque deciso di prendere l'impegno di creare valore condiviso e che hanno valorizzato e spinto lo sviluppo del concetto di “progresso responsabile”.

Come reputa la sua esperienza con la casa editrice Ad Maiora?

La mia esperienza può considerarsi positiva. Credo che la loro produzione, che è in continuo movimento nei più disparati campi giuridici, sia apprezzabile e rappresenti un supporto all'attività di molti professionisti.

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