Crisi d'impresa: nuovi scenari post Covid, dal fallimento alla liquidazione giudiziale

L'avvocato Alessandra Leggio, autrice dell'opera "La liquidazione giudiziale nel nuovo Codice della Crisi d'impresa e dell'insolvenza" in pubblicazione da Ad Maiora, fornisce una chiave di lettura dell'argomento

Ad Maiora Live Professioni
Trani - venerdì 06 agosto 2021
Avv. Alessandra Leggio
Avv. Alessandra Leggio © TraniLive

Una delle principali novità del nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza, la cui entrata in vigore è prevista per settembre 2021, è costituita dalle procedure di allerta, un sistema volto alla tempestiva identificazione della crisi dell’impresa e all’adozione di misure, anche concordate con i creditori, per la sua soluzione. La novità forse più rilevante è rappresentata dalla definitiva scomparsa del termine "fallimento": l'imprenditore in crisi va salvato ad ogni costo e va seguito ed accompagnato in un percorso che sia di vero risanamento. L'avvocato Alessandra Leggio, autrice dell'opera in pubblicazione "La liquidazione giudiziale nel nuovo Codice della Crisi d'impresa e dell'insolvenza" facente parte della collana giuridica "I Saggi del Diritto" diretta dal Prof. Avv. Michele Filippelli, edita dalla casa editrice Ad Maiora, analizza nel dettaglio il tema trattato.

 

​Avvocato Leggio, nel suo nuovo volume si tratta il tema della procedura di fallimento che, salvo proroghe, a partire dall'1 settembre 2021 si chiamerà liquidazione giudiziale. Oltre il lessico, cosa cambierà davvero?
          
La vera novità del Codice della crisi è la rotazione a 180 gradi dell'approccio del legislatore. Se, infatti, la legge fallimentare del 1942 era imperniata sul fallimento, considerato quale procedura principale attorno alla quale ruotavano le cosiddette procedure concorsuali minori (concordato preventivo, accordi di ristrutturazione del debito ecc.), oggi la prospettiva è radicalmente mutata. L'imprenditore in crisi va salvato ad ogni costo e va seguito ed accompagnato in un percorso che sia di vero risanamento. Ciò a beneficio dei creditori che hanno tutto l'interesse a non veder definitivamente pregiudicate le proprie ragioni. Da tale mutamento di prospettiva discende la disciplina dei c.d. alerts, campanelli d'allarme che permettono di comprendere con congruo anticipo che l'impresa non è più in grado di far fronte regolarmente al pagamento dei debiti contratti. Non a caso gli alerts provengono anzitutto dai creditori abituali quali erario ed enti previdenziali. Indi, una volta conclamato lo stato di crisi, si tenta il salvataggio dell'azienda mediante gli organismi di composizione della crisi (OCRI). Quindi, il fallimento, che si chiamerà liquidazione giudiziale, rappresenta l'ultimo stadio, la botola che si apre sotto i piedi della società che non è riuscita a percorrere in maniera virtuosa la strada del risanamento. La nuova liquidazione giudiziale vede poteri più ampi per il Giudice delegato ed una particolare propensione alla concentrazione dei tempi, al fine di evitare che vi siano, come, purtroppo, accade ancora oggi, procedure fallimentari che restano aperte per molti anni. E' questo un pericolo che il legislatore della riforma ha tentato di evitare in ogni modo, poichè un fallimento che dura decenni significa che i creditori vengono pagati dopo molti anni e, spesso, solo in minima parte. Sono state inseriti una serie di accorgimenti e di previsioni che mirano a concentrare  la durata della procedura, rendendola più snella (si pensi all'apposizione dei sigilli, non più necessaria se il curatore procede subito all'inventario o ai tentativi di vendita che il curatore deve immediatamente porre in essere). Inoltre, sono state inserite importanti previsioni in tema di liquidazione giudiziale di gruppo. A tal proposito, il legislatore della riforma ha acquisito normativamente il fenomeno dell'insolvenza di gruppo che, noto nella legislazione di nicchia delle amministrazioni straordinarie, non aveva mai trovato una previsione compiuta per la materia fallimentare.

 A suo avviso, l'emergenza pandemica scatenata dal Covid-19 ha dato una nuova chiave di lettura al legislatore per intervenire sul nuovo Codice della crisi d'impresa?

Ovviamente l'emergenza pandemica in corso, oltre a ritardare l'entrata in vigore del nuovo Codice della crisi (dapprima prevista per lo scorso 15 agosto 2020 e rinviata al prossimo 1 settembre 2021, salve proroghe dell'ultima ora), ha inciso profondamente sull'originaria versione del Codice della crisi. Il D. Lgs. 147/2020 ha apportato significative modifiche alla disciplina originariamente licenziata proprio per tener conto della crisi economica generata dalla pandemia. Così, le soglie per i c.d. alerts sono state riviste, le nozioni di crisi e di insolevnza sono state rimodulate. L'obiettivo è proprio quello di evitare che la generalizzata crisi economica che ha seguito la pandemia agevoli il sorgere di un numero indiscriminato di procedure concorsuali. Quindi, senz'altro può affermarsi che l'attuale assetto del Codice della crisi risente significativamente dei cambiamenti di rotta resisi necessari per effetto della pandemia. 

Una conseguenza diretta del Covid-19 è stata, purtroppo, quella dei licenziamenti. Ci sono procedure particolari da seguire secondo il nuovo Codice?

Le previsioni in tema di liquidazione giudiziale si occupano solo limitatamente dei licenziamenti. La liquidazione giudiziale è la tomba dell'impresa. E' ovvio che, nella normalità dei casi, l'impresa in liquidazione giudiziale viene, appunto, come suggerisce lo stesso termine, liquidata. Cessa, dunque, di operare. Esiste, però, la possibilità che il curatore decida di proseguire l'attività, al ricorrere di determinate condizioni. Con l'esercizio dell'impresa previsto dall'art. 211 del Codice della crisi, il curatore continua l'attività aziendale. Non licenzia, dunque, o licenzia sol per ciò che è necessario. E' da dirsi, tuttavia, che nella generalità dei casi, liquidazione giudiziale significherà licenziamento dei dipendenti. Ed è proprio questa, tra le altre, l'evenienza che il legislatore della riforma ha inteso in ogni modo evitare: privilegiando il salvataggio dell'impresa, il legislatore mira ad evitare il licenziamento dei dipendenti e tutti gli oneri che sarebbero a carico della massa e dell'intera collettività (stipendi non versati, ritenute non pagate ecc.). 

È la sua prima esperienza con Ad Maiora: come giudica il suo lavoro con la casa editrice di Trani?

Quanto alla mia esperienza con la casa editrice Ad Maiora, non posso che fornire un riscontro estremamente positivo. Devo dire che ho trovato una redazione molto attenta e pronta al dialogo ed al confronto, il tutto con grande professionalità. Del resto, che la casa editrice Ad Maiora sia sempre "sul pezzo" è comprovato dalla tempestività delle sue pubblicazioni che seguono, con grande tempestività e con il giusto grado di approfondimento, l'evolversi della produzione normativa nei settori più importanti  del nostro ordinamento. 

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