La recente riforma dei reati tributari: riflessioni prospettiche tra conseguenze pratiche e risvolti giuridici

Intervista all' Avv. Alfredo Foti, penalista del Foro di Roma specializzato in reati tributari e societari, Socio del Centro Nazionale di Diritto Penale Tributario, Dottore di Ricerca e assistente universitario in Diritto Penale

Ad Maiora Live Professioni
Trani - martedì 23 marzo 2021
Dott. Avv. Alfredo Foti, autore della monografia “I reati tributari”, edita dalla casa editrice Ad Maiora
Dott. Avv. Alfredo Foti, autore della monografia “I reati tributari”, edita dalla casa editrice Ad Maiora © TraniLive

Il panorama normativo del diritto penale tributario è sempre più complesso. Per addentrarci nella lettura di alcune delle novità della recente riforma dei reati tributari abbiamo ascoltato il Dott. Avv. Alfredo Foti, autore della monografia “I reati tributari”, edita dalla casa editrice Ad Maiora ad Ottobre 2020.


Avv. Foti, quali sono le principali caratteristiche della recente riforma dei reati tributari attuata con il Decreto Fiscale 2020?

Nonostante la storia abbia insegnato come una deriva legislativa giustizialista, di origine populista e di matrice manettara non rappresenti affatto la soluzione al fenomeno evasivo, il legislatore del 2020 ha ugualmente deciso di avviare una azione di contrasto allo stesso strutturata sulla scorta di due precise direttrici: da un lato, l’ennesimo, ulteriore ed abnorme inasprimento della risposta sanzionatoria penale alle condotte fiscalmente illecite; dall’altro, il potenziamento e l’indiscriminata estensione applicativa degli strumenti cautelari reali. Ciò ha comportato, in particolare: l’innalzamento delle pene edittali e l’abbassamento delle soglie di punibilità delle principali fattispecie delittuose; l’estensione della confisca c.d. allargata o per sproporzione a specifiche figure di reati tributari; l’inserimento di alcune ipotesi delittuose penali tributarie nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato.

Il nuovo quadro normativo ha suscitato non poche perplessità negli addetti ai lavori, secondo lei perchè?

Non deve sorprendere se parte della dottrina moderna ha – condivisibilmente – ritenuto doveroso ribattezzare l’intervento legislativo di cui al Decreto Fiscale 2020 come “la nuova legge manette agli evasori”, definizione pericolosamente rievocativa della legge n. 516 del 1982, il cui termine di paragone è rappresentato dalla caratterizzazione della nuova normativa quale generalizzata ed indiscriminata criminalizzazione di qualsivoglia condotta evasiva, il tutto realizzato attraverso una evidente alienazione dai principi penalistici di offensività e sussidiarietà. Tra l’altro, le perplessità in questione non sono solamente di matrice tecnico-giuridica, ma anche di derivazione prettamente sociale: basti pensare che, sulla scorta dell’attuale quadro normativo, l’imprenditore che ha evaso il fisco, ed ha quindi leso il bene giuridico dell’interesse erariale alla percezione dei tributi, rischia di essere condannato ad una pena pari, se non addirittura superiore, a quella prevista per fattispecie delittuose il cui effetto lesivo ricade su beni giuridici dalla rilevanza costituzionale e dalla necessità di tutela nettamente superiori quali, ad esempio, l’integrità psichica e fisica, la libertà sessuale, la famiglia. Circostanza che, evidentemente, non può non far riflettere sulla adeguatezza e legittimità, giuridica e sociale, della attuale normativa penale tributaria.

Quali dovrebbero essere, a suo avviso, gli interventi legislativi nella materia penale tributaria che possano garantire l’esigenza della lotta all’evasione senza però sconfinare nell’eccesso della sproporzione sanzionatoria sia sotto il profilo personale che sotto quello patrimoniale?

L’evoluzione normativa del diritto penale tributario non può e non deve risolversi nel mero, progressivo ed inarrestabile, sproporzionato innalzamento delle pene edittali e nella incontrollata applicazione di misure ablative addirittura prive di qualsivoglia nesso di pertinenzialità tra beni sequestrati e reato. Al contrario, la soluzione all’atavico problema evasivo richiede, invece, una riforma globale che, partendo dalla imprescindibile riduzione della pressione fiscale per i privati e per le aziende – causa principale delle condotte evasive – faccia necessariamente fronte alla evidente crisi del sistema del doppio binario, all’irrisolto problema della abrogazione della pregiudiziale tributaria ed alla inadeguatezza strutturale del sistema processuale tributario. Solo la realizzazione di tale percorso riformatore, scevro da qualsivoglia pregiudizio giustizialista, potrà consentire al nostro Paese di avere finalmente un sistema repressivo penale tributario efficace e, contestualmente, adeguato e, per l’effetto, giuridicamente e socialmente legittimo.

La sua esperienza con la casa editrice Ad Maiora?

Il volume sui “Reati tributari” rappresenta solo l’ultima di una serie di opere monografiche che il sottoscritto ha avuto l’onore di pubblicare con la casa editrice “Ad Maiora”, con il cui amministratore, Dott. Pierro, lo scrivente ha instaurato un rapporto professionale e personale di assoluta e reciproca stima oramai dal lontano 2016. Rapporto che, alla luce delle importanti soddisfazioni e gratificazioni ricevute, sarà sicuramente foriero di ulteriori pubblicazioni su nuove tematiche giuridiche di interesse nazionale.

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