Fratelli in musica

Gianluca e Alessandro Pacini, i nuovi lavori dei due musicisti tranesi

Alessandro ha partecipato a due edizioni del Mi Cantino, l'ultima come componente del duo Bridgesky. Gianluca ha partecipato ad una edizione di Fuori gli Autori

Trani martedì 16 aprile 2019
di La Redazione
Dal video di Adoro chi sei, di Gianluca Pacini
Dal video di Adoro chi sei, di Gianluca Pacini © YouTube

Presenti su tutte le piattaforme digitali ed a breve anche fisicamente su Compact Disc per la casa discografica Seahorse Recordings, vi presentiamo gli ultimi lavori di Alessandro e Gianluca Pacini.

Alessandro Pacini nasce a Trani nel 1991. Il primo contatto con la musica avviene a quattordici anni. Comincia a studiare chitarra classica e in un secondo momento si iscrive a canto moderno. Nel 2008 decide di mettere su una band, i Sunbeams, con la quale suona prevalentemente cover di brani rock anni ’60 e ’70. Durante questo periodo compone alcuni brani da solista che resteranno puri sfoghi adolescenziali.

Successivamente, a causa di tensioni interne, decide di lasciare la band e fondare i Bridgesky, duo acustico in stile britpop, con cui prosegue la sua attività compositiva. Negli anni il duo partecipa a festival e numerosi eventi live a livello locale e regionale ricevendo ottimi consensi.

Nel 2012 si iscrive all’università dove studia Industrial Design. L’attività musicale prosegue, ma passa in secondo piano riducendosi notevolmente a causa degli impegni universitari. Gli attriti fra i due finiranno con il degradare lentamente il rapporto fino alla rottura definitiva nel 2015. In seguito allo scioglimento del duo, Alessandro decide di demolire tutto e ripartire da zero. Nasce quindi l’idea di un progetto solista interamente autoprodotto, che rispecchi la vera essenza della sua personalità e ne scovi i lati rimasti nascosti.

“Cremisi” è un disco che parla di rinascita dalle ceneri del passato, di cambiamento e riscoperta di se stessi. Il progetto spazia fra l’indie-folk, il pop e l’art rock in un viaggio dalle sonorità dolci e delicate, intime e a tratti scure e malinconiche. Alessandro si allontana dalla vita reale alla ricerca di un equilibrio in quell’universo caotico e vacillante che è il suo mondo interiore. Concepisce il disco fra le quattro mura della sua stanza, una sorta di eremitaggio nel quale compie un percorso introspettivo che scava a fondo mettendo completamente a nudo la sua persona. Brano dopo brano giunge alla rinascita aprendo le porte che rivelano l’inconscio, “uccidendo” il passato per liberarsi dalle sue catene, analizzando se stesso per attuare una metamorfosi fino a spogliarsi definitivamente dell’involucro vecchio e logoro. Scopre così che la sua essenza è nell’assenza dalla realtà.

Gianluca Pacini nasce a Trani nel maggio del 1997. Si avvicina alla musica all’età di nove anni cominciando a suonare la chitarra da autodidatta. A tredici anni scrive le sue prime canzoni.

Durante questi anni l’ascolto di artisti come Nick Drake ed Elliott Smith lo conducono verso il folk. Ispirato da queste sonorità prova a scrivere alcuni brani in lingua inglese con i quali comincia ad esibirsi dal vivo. Di lì a qualche anno comprende però che scrivere in italiano gli consente di esprimersi in modo più diretto e profondo. Questa scelta lo porterà, con il passare degli anni, ad affinare ulteriormente la sua tecnica e a maturare una visione musicale più intimista e introspettiva.

Oggi le sue composizioni sono caratterizzate prevalentemente dal fingerpicking e dall’uso di sonorità rarefatte, eteree e a tratti evanescenti. I suoi testi generalmente prendono in esame vicende di vita quotidiana legate all’abbandono, all’angoscia, alla solitudine e all’amore immerse in paesaggi crepuscolari e periferici dove l’introspezione è la base di ogni racconto.

“Abitudine” è infatti una prima sintesi di questo processo psicologico che ha permesso di mettere in luce e descrivere diverse situazioni radicate in un vissuto dove ognuno di noi in qualche modo può ritrovarsi. L’album inoltre cerca di mettere in risalto l’acerba felicità di cui ogni giorno ci nutriamo dando risalto alla parte effimera della vita che al rinnovarsi delle stagioni appare anno dopo anno come il riflesso di una realtà già passata.

Qui il suo video

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