Il ricordo

9 maggio, ricordare Impastato per non dimenticare la voglia di giustizia che lo portò a lottare

Affinché, quelle lotte, quei valori, quelle idee e quella passione, per cui Peppino ha sacrificato la propria vita, possano essere trasmesse alle nuove generazioni per la costruzione di una società diversa, migliore

Trani sabato 08 maggio 2021
di Michele Lorusso
Peppino Impastato
Peppino Impastato © n.c.

Il 9 maggio del 78’ fu uno di quei giorni che, in qualche modo, ha cambiato la storia del nostro Paese. Nella stessa giornata ci furono due veri e propri attentati a danno di due differenti persone, Aldo Moro e Peppino Impastato. Mentre per il primo, ogni 9 maggio, si organizzano, giustamente, celebrazioni per ricordarne la memoria, per il secondo niente di tutto ciò avviene, se non in qualche raro caso.

Eppure, Peppino Impastato con il suo impegno politico e sociale ha contribuito, in maniera importante, all’affermazione della legalità e alla lotta per i diritti, in una terra martoriata dalla mafia e dall’omertà. Peppino era uno di quei tanti ragazzi che voleva cambiare davvero le cose. Uno che ci credeva e lo faceva dalla sua Radio Aut attaccando e deridendo il boss di Cinisi, Don Tano Badalamenti. Fu proprio la sua forte passione e il suo non restare in silenzio che lo portarono a diventare un personaggio scomodo per la mafia della sua terra. Questo gli costò la vita.

Peppino venne ammazzato tra l’8 e il 9 maggio e il suo cadavere fu fatto saltare con del tritolo sui binari della ferrovia Palermo-Trapani, così da far passare l’idea di un terrorista dilaniato mentre provava a portare a compimento un attentato. Inizialmente, tale teoria fu sposata anche dagli investigatori. Dopo indagini, archiviazione, riapertura del processo, finalmente, fu accertata la verità e il 5 marzo 2001 la corte d’assise di Palermo condannò Vito Palazzolo a 30 anni di carcere per l’omicidio di Giuseppe Impastato e l’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti fu condannato all’ergastolo per essere il mandante di quell’omicidio.

Una pagina importante della nostra storia che non dovrebbe essere dimenticata affinché, quelle lotte, quei valori, quelle idee e quella passione, per cui Peppino ha sacrificato la propria vita, possano essere trasmesse alle nuove generazioni per la costruzione di una società diversa, migliore e che urli a gran voce: “la mafia è una montagna di merda”.

 

 

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