Il commento

Neomaggiorenni al voto: "Odierei gli indifferenti" di Rino Negrogno

"Poveri nostri giovani! Quale sciagura peggiore poteva accadergli oltre quella di dover scegliere tra questi vecchiardi che hanno già ampiamente dato prova della loro inadeguatezza?"

Politica
Trani martedì 16 gennaio 2018
di La Redazione
Scena tratta da Il Divo
Scena tratta da Il Divo © n.c.

Il 4 marzo si torna a votare per eleggere il Parlamento Italiano, circostanza che dovrebbe rinfocolare i sentimenti patriottici dei cittadini, ma così non sembra affatto essere. Il cittadino è disilluso, non ritiene utile recarsi alle urne e, se lo farà, nella maggior parte dei casi, sarà personalmente interessato a cavarci qualcosa. Io odierei gli indifferenti giacché, come ammoniva Antonio Gramsci, chi vive non può non essere cittadino e partigiano; l’indifferenza lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Aveva certamente ragione il Segretario, ma cosa dire agli indifferenti di oggi? Di parteggiare per chi? Salvini che sfoggia il suo populismo variabile, prima contro i meridionali e ora contro gli stranieri; Renzi, quello del Jobs Act e dei voucher, insomma il signore dell’avvento del precariato, degli imprenditori che accolgono favorevolmente quest’arma di distruzione della fiducia nel futuro da parte dei giovani, la utilizzano con grande soddisfazione, salvo poi chiudere le loro aziende, oltre che per le troppe tasse, perché un giovane che non ha stabilità, non compra i beni da lui stesso prodotti a tempo determinato e sottopagato, non mette su famiglia, non mette al mondo figli. Parteggiare per chi? Berlusconi? Non ho più parole per lui. Grillo? È come Cicciolina, ovviamente non in senso estetico, era più bella Ilona, ma nel senso di rappresentare un sentimento di protesta, di delusione nei confronti della politica degli ultimi venti o trent’anni. E tutti gli altri? È inutile allungare oltremodo l’articolo.

Ecco perché io odierei gli indifferenti, ma ho il sospetto che non si tratti di indifferenti bensì di esitanti, di inermi e mi viene naturale non odiarli, di averne compassione e comprensione. Io stesso non so se andrò a votare. Poveri nostri giovani! Quale sciagura peggiore poteva accadergli oltre quella di dover scegliere tra questi vecchiardi che hanno già ampiamente dato prova della loro inadeguatezza? Non posso che suggerir loro di non restare indifferenti, ma non cedendo il loro voto a queste persone, non servirebbe; piuttosto con lo studio approfondito, con una nuova idea, una nuova solidarietà tra i popoli, un sentimento di uguaglianza e giustizia sociale ormai sopiti; devono rimboccarsi le maniche e ricominciare, provarci loro, ma senza accodarsi ai vecchi uomini di partito, devono ricominciare da soli, studiando molto e considerando che noi, negli ultimi venti, trenta o forse più anni, non abbiamo creato nulla di buono, anzi, tutt’altro. Ora devono provarci loro, da zero, tenendo sempre bene a mente che nell’indifferenza e nell’inerzia prospera una malapianta, la stessa che negli anni settanta è sfociata nella tensione e nel terrorismo.

L’unico spunto che vorrei lasciare è che bisognerebbe capire una volta per tutte che la rivoluzione non deve essere contro gli stranieri, i diversi, i poveri, gli immigrati, non deve ridursi in un teorico scontro ideologico che sfocerebbe in un’inutile violenza tra poveri, ma contro i prepotenti, gli approfittatori, contro i padroni, gli sfruttatori di tutta la terra; sono loro che ci dividono in stranieri, diversi, poveri, immigrati e uomini che combattono tra di loro per un’idea che non garantisca a tutti le stesse opportunità.

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