Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Cesare Battisti". La rubrica di Rino Negrogno

La circostanza che più mi lascia perplesso è la suddivisione in tifoserie, costume tipico e tutto italiano, come sempre, come quando si celebra la Giornata della Memoria

Cultura
Trani martedì 15 gennaio 2019
di La Redazione
Cesare Battisti, l'arrivo in Italia
Cesare Battisti, l'arrivo in Italia © n.c.

Non ricordavo questa euforia, quella relativa all’arresto di Cesare Battisti intendo, dall’ultima vittoria dell’Italia ai mondiali. Sì, perché l’Italia si veste di luci e bandiere quando si tratta di fare il tifo per qualcuno o qualcosa, quando si tratta di mettere qualcuno in prigione, quando si tratta di distruggere; ma deve essere qualcuno o qualcosa che non ci riguardi troppo da vicino, deve avere una distanza relativa alla nostra tranquilla inerzia, deve essere qualcuno o qualcosa che, se anche non avesse subito questa o quella bastonata per cui facciamo il tifo, la nostra vita non sarebbe cambiata più di tanto. Poi, l’Italia, resta in silenzio, anche per quatto lunghi anni, in attesa del prossimo mondiale e, intanto, può accadere qualunque cosa. L’abbaglio che l’evento ha provocato, ci getta nel nostro consueto torpore e tutto il resto passerà inosservato.

Cesare Battisti è un criminale. Non so spiegarmi il perché, ma, a rischio di apparire impopolare e di prendermi gli insulti di tutti i miei amici di destra e di sinistra, il suo arresto mi ha fatto venire in mente il nazista Adolf Eichmann, considerato uno dei maggiori responsabili dello sterminio degli Ebrei, fuggito e catturato dopo vent’anni, processato e impiccato. Così Cesare Battisti, catturato grazie alla collaborazione di un certo Bolsonaro, deve, per un rappresentante dello Stato, marcire in galera. Anch’io quando mi prende lo sgomento verso certi reati efferati, come quello commesso dai pedofili o da chi si appropria di ingenti somme di denaro pubblico, mi lascio prendere la mano e mi persuado della necessità di ripristinare la pena capitale, ma io non sono lo Stato e, sebbene non sia lo Stato, dopo qualche giorno ci rifletto e mi rendo conto di quanto non sia diritto di nessuno togliere la vita a un altro uomo.

Sarei d’accordo anch’io sul lasciar marcire in galera tutti quelli che abbiano tolto la vita a un uomo o si siano illecitamente appropriati di ingenti somme di denaro pubblico, ma se questo servisse a restituire la vita a quell’uomo o il denaro al popolo, altrimenti ritengo sia praticamente inutile. Si potrebbe invece utilizzare la detenzione come strumento per la riflessione sui propri errori, come opportunità per la comprensione e il pentimento, come possibilità per porre rimedio a scelte sbagliate fatte in passato. È chiaro che non si può rimediare all’omicidio, ma si possono compiere degli atti che vadano in senso opposto, come ad esempio assistere i malati terminali, è solo un esempio.

Ma come dicevo all’inizio, la circostanza che più mi lascia perplesso è la suddivisione in tifoserie, costume tipico e tutto italiano, come sempre, come quando si celebra la Giornata della Memoria e il tifo opposto paragona immediatamente lo sterminio degli Ebrei a quello relativo alle Foibe; così Cesare Battisti è un assassino comunista, simbolo che deve far sentire in colpa tutti i comunisti (ce ne fossero di comunisti), e i comunisti, pur non avendo in simpatia Battisti, devono per forza dire che ci sono pure i terroristi fascisti Mambro e Fioravanti che, non è che siano proprio marciti in galera, rispetto ai morti sulla coscienza. E diventa sempre una questione di tifo. Forse bisognerebbe concedere anche a lui ora la possibilità di ravvedersi, come ad altri terroristi, piuttosto che lasciarlo marcire; è fatto vecchio, non penso sia ancora convinto dell’opportunità della lotta armata.

Ma io non cado in questo gioco. Mi piacerebbe che nessuno marcisse in galera e che un rappresentante del governo non utilizzasse mai più questo tono e queste parole che, da una parte sono utili alla sua interminabile propaganda mentre dall’altra seminano odio, quello stesso odio che generò i terroristi neri e rossi.

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