Abbiamo chiesto ad Elena di scrivere un pezzo sull'incontro con lo zoologo presso il Liceo classico

Un mare fragile, la lezione di Ferdinando Boero. Articolo di una studentessa liceale

Dovremmo imparare a sfruttare le nostre conoscenze per agire in maniera sostenibile, trovando nuovi modi per generare energia e per produrre cibo

Cultura
Trani giovedì 29 novembre 2018
di Elena Digaetano
Ferdinando Boero, zoologo
Ferdinando Boero, zoologo © Tranilive.it

Come può la cultura di impianto umanistico dei licei avere un ruolo attivo in quella questione su cui sentiamo tanto parlare al giorno d'oggi, ovvero la sostenibilità?

E' questa la domanda che gli studenti del liceo ''Francesco De Sanctis'' hanno sentito nascere in loro in seguito all'incontro con Ferdinando Boero, zoologo e biologo marino, professore presso l' Università del Salento, per il tema ''Un mare fragile: la sostenibilità marina nell'era dei cambiamenti climatici''.

A primo impatto gli studenti, frequentanti studi classici e umanistici, si sono sentiti del tutto estraniati da un argomento che risulterebbe esclusivamente scientifico, ma hanno potuto in seguito riscoprire, grazie alla guida del professore, il ruolo fondamentale che questo loro tipo di formazione può rivestire nell'ambito della cura del nostro ambiente.

Partendo dalla descrizione del funzionamento di un tipico ecosistema marino, passando attraverso gli interessi dell'economia e fino a sfociare nei temi oggi affrontati dalla bioetica, i ragazzi hanno infatti potuto constatare quanta poca coscienza e conoscenza hanno non solo a proposito della natura, ma anche di se stessi, in quanto prodotti di essa. Difatti, numerosi studenti non erano in grado di descrivere alcuni processi fisiologici del corpo umano, tanto meno l'importanza del ruolo svolto dai microorganismi su questo pianeta. Come spesso critica Boero, <>. Come si può salvaguardare l' ambiente senza capire le sue dinamiche, senza riconoscere di esserne il suo frutto? E che fine ha fatto il << conosci te stesso>> a cui ci incitava Socrate qualche secolo fa? Sicuramente questa massima ci servirebbe ora per capire quanto mettere in primo piano la cura dell'ambiente sarebbe al pari di mettervi noi stessi. Se tutti fossimo consapevoli di questa relazione che intercorre tra uomo e natura, non metteremmo di certo sul piedistallo la crescita del nostro capitale economico, interesse prediletto dell' economia, che, basata sulla combustione di idrocarburi, provoca invece una decrescita del capitale naturale, surriscaldando il clima globale e alterando così gli ecosistemi. Il 90% della Terra è ricoperto d' acqua, condizione necessaria allo sviluppo e sostentamento della vita, eppure continuiamo e riempire gli oceani di plastica e a sottovalutare l'innalzamento delle loro temperature. La parte peggiore è che, piuttosto che risolvere dalla radice tutti di disastri che abbiamo e continuiamo ad apportare all'ecosistema, escogitiamo nuove e assurde risoluzioni per permettere che tutto ciò continui a causare distruzione, ma magari in altre sedi, come spiega il professore facendo riferimento alla proposta portata avanti da Stephen Hawking di colonizzare altri pianeti all'interno del sistema solare.

Dovremmo imparare a sfruttare le nostre conoscenze per agire in maniera sostenibile, trovando nuovi modi per generare energia e per produrre cibo,senza ridurre all'osso le risorse di un ambiente del quale noi siamo ospiti, non di certo padroni. Sicuramente possiamo vedere la sostenibilità un po' come un gesto di solidarietà verso generazioni future, che non dovranno ,in questo modo, preoccuparsi di porre rimedio alle conseguenze dei nostri errori.

Impariamo a valutare la salvaguardia del nostro patrimonio naturale come qualcosa di estremamente intrinseco della nostra essenza di esseri umani.


Elena è una studentessa del Liceo Classico e la ringraziamo per questo articolo augurandole buona strada

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I commenti degli utenti
  • Ferdinando Boero ha scritto il 29 novembre 2018 alle 12:54 :

    Grazie Elena, e grazie a Zanichelli per avermi dato la possibilità di parlare a così tanti studenti in un tour che mi ha portato in tante scuole di Catania, Taranto, Bari, Andria, Trani, Manduria. È vero quel che dice Elena, nei programmi non si trova il tempo per spiegare come funziona il nostro corpo (la domanda è: bevi acqua e fai pipì, che strada fa l'acqua? nessuno sa rispondere!) o come funzionano gli ecosistemi. Non sono bazzecole. Senza ecosistemi non possiamo vivere. Ho detto che la scienza funziona in base a due operazioni: 1 - riconoscere l'ignoranza; 2 - cercare di ridurla. Questi studenti si sono accorti di ignorare come funziona il loro corpo e come funzionano gli ecosistemi. Processi vitali per noi. La cosa tragica è che non sapevano di non sapere. Ora lo sanno. Rispondi a Ferdinando Boero

    Ferdinando Boero ha scritto il 29 novembre 2018 alle 13:04 :

    Ho dimenticato Ruvo di Puglia... chiedo scusa... Lo so che qualunque cosa è meglio di due ore di lezione, ma sono stati attenti, hanno fatto domande, molti si sono fermati dopo la lezione, volevano ancora parlare, chiedere. Fare domande è più importante di dare risposte. Il "terreno" è fertile, ci vogliono i semi giusti, quelli che attecchiscono. Conoscere significa potere, ignorare significa debolezza. Questa esperienza mi dà fiducia nel futuro. Purtroppo la conversione ecologica predicata da Francesco in Laudato Si' non trova posto nei programmi scolastici. Come anche l'evoluzione. Non sono ritenute conoscenze importanti. Lo sono. Rispondi a Ferdinando Boero

  • gaetano di gaetano ha scritto il 29 novembre 2018 alle 09:29 :

    Sorprendente Rispondi a gaetano di gaetano