Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare: "Al capezzale dei vecchi". Secondo appuntamento con la rubrica di Rino Negrogno

Quando mi reco al loro capezzale i vecchi hanno lo sguardo dignitoso e altero che oltrepassa le palpebre rese anguste dalle grinze, celano il dolore che è certamente inadeguato al cospetto del Cristo sulla spalliera

Cultura
Trani venerdì 20 ottobre 2017
di Rino Negrogno
Foto d'epoca
Foto d'epoca © Rino Negrogno

Quando mi reco al capezzale dei vecchi, malati di tempo trascorso ad adempiere ai loro doveri senza pretendere alcun piacere, nel loro talamo barocco insostituibile e costato un occhio della testa alla famiglia della sposa, con una piazza vuota e il comodino corrispondente colmo di fotografie da pagellina, trafugate perlopiù da un matrimonio, giacché in quell’occasione si indossa il vestito buono; il più delle volte è la moglie a restare sola e se ne ha il sentore già sull’uscio, per i mobili stinti ma lucidati e il pavimento che si arrossa riflettendo la divisa; gli uomini ritengono di essere in diritto di lasciarsi andare e che la condizione ingiusta di vedovi non gli si addica, le donne invece hanno un dovere ancestrale dal quale non potersi sottrarre, nemmeno nel lutto e nel dolore. Quando mi reco al loro capezzale, raccontavo, i vecchi hanno lo sguardo dignitoso e altero che oltrepassa le palpebre rese anguste dalle grinze, celano il dolore che è certamente inadeguato al cospetto del Cristo sulla spalliera e la Madonna pugnalata al petto sul comò, hanno più cuscini per respirare meglio, un albero di Natale sfilacciato che spunta sopra l’armadio e la coppola sul cappellinaio; farebbero volentieri a meno della visita del medico e comunque, se potessero, si metterebbero in piedi all’istante per preparare la bacinella colma d’acqua, il sapone nuovo e l’asciugamani di lino; molti non lo ricordano o non lo sanno, ma una volta si faceva così quando si allertava il medico, per rispetto e per educazione. Caro collega non chiamarla: «la nonna», non domandarle: «dove ti fa male, la nonna?»; la signora Maria pende dalle nostre labbra, il suo unico timore è non comprendere la diagnosi e le medicine che dovrà aggiungere alle tante già elencate sopra un foglio affisso sul portapane; prende la mia mano tra le sue scarne e ondose mentre i figli circondano il letto e qualcuno sopraggiunge di soprassalto con l’affanno e preoccupato, sono tanti e sono sopravvissuti grazie ai loro sacrifici, loro che non hanno avuto incertezze o paura di doverne sfamare tanti dopo averli messi al mondo, ma finge di non essere interessata alla cura, morire è una condizione come un’altra e lei l’ha già presa in considerazione, tutt’al più raggiungerà il suo amato Antonio in Paradiso. Hanno le loro convinzioni inoppugnabili, oltre alle gigantografie dei nipotini sulla parete e una fotografia sbiadita dei loro genitori che ti guardano severi dal passato, ma non si lamentano e alla fine ringraziano, ti danno del voi; sono così cortesi che ti accomiati con la sensazione di non aver fatto abbastanza. Una volta, pur non essendo uno stinco di santo, a un’anziana suora in punto di morte, non sapendo cosa dire, le ho chiesto se desiderasse pregare, lei ha annuito e io ho cominciato: “Miserere mei deus…”, la conosceva anche lei a memoria; fuori c’era rumore e dentro, le parole in latino oltre l’irriverenza di chi tutto gli è dovuto e prima degli altri, lei era sgombra mentre stava morendo.

BIO - Alveare - Lavoro per strada, in mezzo alla gente, ascolto il brusio e ho l’impressione di trovarmi in un alveare; salgo e scendo i gradini delle scale, entro ed esco dalle case, dai reparti ospedalieri, delle prigioni e ho l’impressione di entrare e uscire dalle celle esagonali dei favi di un alveare; scorro le notizie e le storie sul mio pc, su e giù e mi ritrovo di nuovo in un alveare di pensieri e avvenimenti; mi fermo un istante e nella mia mente nasce una storia. Lavoro come infermiere nel servizio emergenza urgenza 118 da quattordici anni ma ho la mania della scrittura, della poesia e del racconto e qualcuno è così folle da concedermi lo spazio per farlo, ma, tutto sommato, è meglio incontrarmi in veste di poeta e scrittore. Buona lettura.

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