La relazione sul primo semestre del 2019

Rapporto DIA, la Bat punto d'incontro tra la criminalità foggiana e barese

I sodalizi andriesi sembrerebbero aver assunto un ruolo determinante nell’intera provincia, anche grazie al rapporto privilegiato con la malavita cerignolana, influente nell’area per i reati predatori e il riciclaggio

Cronaca
Trani lunedì 20 gennaio 2020
di Michele Lorusso
La mafia nella Bat
La mafia nella Bat © n.c.

È stata pubblicata la relazione della Dia inerente il primo semestre del 2019. Per quanto riguarda la Puglia, la situazione che ne emerge non è delle migliori. Infatti, “le mafie pugliesi continuano a rappresentare realtà criminali eterogenee e di complessa classificazione. L’analisi conferma l’esistenza di sistemi criminali dotati di estrema dinamicità. Nella Regione, infatti, si configurano scenari in cui, a forme più strutturate di alleanze e confederazioni criminali, finalizzate soprattutto ad una gestione sinergica degli affari illeciti più remunerativi e con rilevanza anche extraregionale (traffici di stupefacenti ed armi, riciclaggio), si contrappongono storici antagonismi e repentine fratture. Queste, non di rado, sono l’effetto di strategie ben ponderate, finalizzate a conquistare posizioni di supremazia nei rapporti tra consorterie o nell’ambito di comparanze, spesso approfittando degli altalenanti momenti di difficoltà vissuti dai contrapposti sodalizi a causa dell’efficace e pressante attività di contrasto delle Forze di polizia. Tale singolare fermento negli assetti criminali ha comportato, nel periodo in esame, specie nel foggiano e nella contigua provincia di Barletta-Andria-Trani, un numero considerevole di fatti di sangue che in molti casi hanno colpito direttamente capoclan ed esponenti di rilievo delle cosche”.

Anche la Bat non gode di ottima salute in quanto “il territorio della provincia offre uno scenario criminale tra i più complessi nella Regione. Tale area costituisce, infatti, il punto d’incontro tra organizzazioni criminali di diversa estrazione geografica (società foggiana, malavita cerignolana e criminalità organizzata barese), quasi una cerniera tra le stesse. I sodalizi autoctoni conservano una propria autonomia operativa, fondata soprattutto su un forte legame con il territorio. Nel corso del semestre in esame, nella provincia, si sono verificati numerosi fatti di sangue, indicativi di un singolare fermento negli assetti criminali. In tal senso, particolarmente significativo risulta l’omicidio del reggente del gruppo Griner- Capogna, avvenuto nella città di Andria la sera del 24 giugno 2019, nei pressi della villa comunale gremita di passanti. La vittima, scarcerata il precedente 28 aprile 2019 e considerata reggente dell’omonimo clan (vista la detenzione del fratello capoclan), stava attuando una riorganizzazione della gestione del locale mercato degli stupefacenti, ampliando la propria influenza su zone già controllate da altri gruppi criminali, in particolare ai danni dal clan Pesce. Del resto, la criminalità andriese sembrerebbe aver assunto un ruolo determinante nell’intera provincia, anche grazie al rapporto privilegiato con la malavita cerignolana, particolarmente influente nell’area, specie nel compimento di reati predatori (furti di autovetture, rapine ai tir ed assalti ai portavalori) e nelle più complesse attività di riciclaggio. Degna di attenzione, in tale contesto, risulta l’affiliazione di un pregiudicato, esponente di rilievo della criminalità andriese e luogotenente del clan Griner, da parte del clan Nardino di San Severo (FG), sodalizio che opera in collaborazione con la malavita cerignolana.

L’influenza della mafia cerignolana è evidente pure nella Valle d’Ofanto (San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e Margherita Savoia) dove, grazie all’importazione dei suoi modelli operativi, alcuni sodalizi avrebbero consolidato la propria posizione sul territorio, dimostrando una particolare capacità pervasiva del tessuto socio-economico attraverso l’immissione di capitali illeciti, principalmente nel comparto agricolo. A Margherita di Savoia l’assenza di organizzazioni strutturate locali favorisce le strategie di espansione dei clan limitrofi (in particolare degli andriesi) che individuano in quella città, in quanto meta turistica, un obiettivo altamente remunerativo per le floride piazze di spaccio e per la presenza di esercizi commerciali e strutture balneari da sottoporre ad estorsione o da utilizzare per le attività di riciclaggio. A Trani, alla luce delle vicissitudini investigative e giudiziarie che hanno colpito i gruppi Corda e Colangelo, si sono creati dei vuoti operativi, potenziali fonti di fibrillazione criminale. A Bisceglie, nell’ambito dell’operazione “Educazione Criminale”, le indagini, avviate a seguito di atti intimidatori in danno di un pregiudicato sorvegliato speciale di P.S., hanno ricostruito una rete di soggetti dediti al riforni- mento ed allo spaccio degli stupefacenti, gestita attraverso l’efficace connubio tra figure criminali storiche e nuove leve “arruolate” con funzioni di pusher. Il sodalizio si approvvigionava anche fuori del territorio di competenza, presso i gruppi di Andria e Castellana Grotte (BA). A Barletta, invece, come emerso nell’ambito dell’operazione “Nabucodonosor”, il mercato degli stupefacenti sarebbe gestito non solo dal clan storico Cannito- Lattanzio (che prevalentemente curava il mercato della cocaina), ma anche dai sodalizi Albanese (cocaina e marjuana), Sarcina e Lombardi(marjuana). A Canosa di Puglia permane l’influenza dei gruppi dei limitrofi comprensori di Andria e Barletta e, soprattutto, della malavita cerignolana”.

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