Il risvolto giudiziario

Le Lampare, il Tar respinge ricorso della società

Nel ricorso la società di ristorazione chiedeva al Tar di sospendere l'esecuzione degli atti del Comune, che si è costituito in giudizio con il suo legale interno

Cronaca
Trani giovedì 07 novembre 2019
di La Redazione
Le lampare al fortino
Le lampare al fortino © n.c.

Il Tar Puglia ha respinto con un'ordinanza il ricorso della società che gestisce il ristorante Le Lampare al Fortino di Trani, che chiedeva di annullare - previa concessione di idonee misure cautelari - due provvedimenti dirigenziali del Comune di Trani, proprietario dell'immobile di epoca romanica in cui è allestita l'attività di ristorazione: il primo (del 16 luglio) relativo alle verifiche dei pagamenti dei canoni di affitto e il secondo (del 27 settembre) relativo alla comunicazione di avvenuta scadenza del contratto di concessione dell’immobile, stipulato nel 2005. Nel ricorso la società di ristorazione chiedeva al Tar di sospendere l'esecuzione degli atti del Comune, che si è costituito in giudizio con il suo legale interno. Per la prima sezione del Tar Puglia, innanzitutto, "deve escludersi il 'preteso diritto di insistenza', perché la possibilità, reclamata dalla ricorrente, di reiterare - sostanzialmente senza limiti - il rinnovo della concessione urta con i principi, sia eurounitari sia di rango costituzionale, di libera concorrenza, di trasparenza e di scelta del contraente delle pubbliche amministrazione a mezzo di procedure ad evidenza pubblica”. “Gli atti impugnati - secondo i giudici amministrativi di primo grado - sono da qualificare quale messa in mora per il ristoratore o al più diffida al rilascio del bene, le cui modalità ancora da determinarsi, non potranno che tenere conto – data la natura dell’attività in esso svolta ed il principio di buona fede – della necessità per il concessionario, di avere a disposizione un termine ragionevole per la riconsegna dell’immobile”. Per il Tar Puglia difetta, inoltre, il requisito del danno “non essendo – tra l’altro – stata intrapresa alcuna procedura esecutiva finalizzata allo sgombero”. Da qui la decisione di respingere l’istanza cautelare del ristoratore. La questione del locale, allestito in uno degli immobili più importanti di proprietà del Comune, è al centro di un’inchiesta della Procura di Trani che vede coinvolti il sindaco Amedeo Bottaro, cinque assessori (dei quali quattro non più in carica) e due dirigenti comunali per una delibera di giunta del settembre 2016 con la quale si compensava la somma di 60mila (dovuta per canoni concessione del locale) con le spese sostenute dal ristoratoreper i lavori di demolizione e ricostruzione di un solaio eseguiti sull’immobile. Per questo la Procura, a chiusura delle indagini, ha ipotizzato - a vario titolo - i reati di abuso d’ufficio, falso materiale e ideologico commessi da pubblico ufficiale.

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I commenti degli utenti
  • Lgt.surianodomenico@libero.itll ha scritto il 10 novembre 2019 alle 19:05 :

    Se l'immobile de quo è pubblico demanio marittimo, allora il diritto di insistenza può ancora essere invocato, ma non nell'antica forma (vedi Bolkestein); tanto, ripeto, se l'immobile in concessione è pubblico demanio marittimo. Rispondi a Lgt.surianodomenico@libero.itll