Alcuni degli imputati erano “animati da intenti persecutori nei confronti dei cacciatori”

Caccia, condannati dirigente del Corpo forestale e guardie volontarie

L’inchiesta partì dalla morte per infarto di un cacciatore avvenuta nel 2005 a Spinazzola

Cronaca
Trani venerdì 21 settembre 2018
di La Redazione
Tribunale di Trani
Tribunale di Trani © n.c.

Tre condanne, a distanza di oltre 10 anni, e poi una serie di prescrizioni e assoluzioni per il caso delle perquisizioni fatte – secondo l’accusa – nei confronti dei cacciatori, in diverse località del Nord Barese, con metodi poco ortodossi da guardie venatorie volontarie del Wwf e anche da un agente dell’allora Corpo forestale dello Stato. L’inchiesta partì dalla morte (per infarto) di un cacciatore durante una perquisizione a Spinazzola. Alla sbarra davanti al giudice monocratico del Tribunale di Trani erano finite, complessivamente, otto persone per i reati – contestati a vario titolo - di violenza privata continuata aggravata, omicidio colposo con morte come conseguenza di altro delitto, falso ideologico e materiale, abuso d’ufficio, calunnia e lesioni aggravate, commessi fra il 2003 e il 2007 nel Nord Barese. Il giudice monocratico del Tribunale di Trani, Paola Buccelli, ha condannato a tre anni e mezzo l’agente del corpo forestale Raffaele Stano (barese di 52 anni, difeso da Alessandro Dello Russo), con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici; mentre ha condannato a due anni e mezzo le guardie venatorie volontarie (in possesso di qualifica della Provincia di Bari e dunque pubblici ufficiali, nonché agenti di polizia giudiziaria) Moisè Mario Salvatore Checchia (barlettano 47enne, difeso da Maurizio Altomare) e Pasquale Salvemini (51 di Molfetta, rappresentato da Felice Petruzzella) per il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale. Gran parte delle contestazioni loro addebitate dalla Procura di Trani sono cadute in prescrizione; mentre i tre sono stati assolti (per non aver commesso il fatto) dall’accusa di aver falsificato i verbali di sommarie informazioni stilati subito dopo la morte per infarto del cacciatore 82enne, avvenuta a Spinazzola nel novembre 2005, insieme alle guardie venatorie volontarie Angelo Raffaele Nitti e Domenico Barcone (anch'essi assolti). Con lo stesso dispositivo il giudice ha assolto - per non aver commesso il fatto - anche Michele De Gioia (guardia venatoria volontaria) e Giovanni Di Gioia (socio Wwf) dall’accusa di violenza privata aggravata; prescritti, infine, gli altri reati contestati alle guardie volontarie Angelo Raffaele Nitti, Domenico Barcone e Giulio Sasso. Il giudice ha anche stabilito che gli imputati condannati - insieme all’ex Provincia di Bari e al Ministero delle Politiche agricole citati come responsabili civili - debbano risarcire alle parti civili i danni patrimoniale e non, da liquidarsi in separata sede.

Secondo quanto contestato dalla Procura di Trani, alcuni degli imputati erano “animati da intenti persecutori nei confronti dei cacciatori”, e per “incastrare” alcuni di essi non avrebbero esitato a simulare a loro carico tracce del reato relativo al possesso di ‘registratori’ (ovvero richiami elettromagnetici) per uccelli e altri animali. Inoltre, in qualche caso, avrebbero sottoposto i cacciatori a controlli “connotati da spregiudicata vessatorietà, aggressività e sproporzionata invasività”, in un caso provocando anche lesioni gravi a un cacciatore. A Spinazzola, invece, il 6 novembre 2005, morì per infarto un cacciatore 82enne originario di Riccione, già paziente cardiopatico. Queste contestazioni, però, sono state dichiarate prescritte.

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I commenti degli utenti
  • Patrizio Antonelli ha scritto il 22 settembre 2018 alle 09:28 :

    Incredibile sentenza uno malato va a caccia muore del suo male e chi lo accerta viene condannato. . Il fatto è che quello non doveva andarci per grave patologia quindi va condannata la Federcalcio che permette ai nonnetto dj rischiare l'incerto e ai medici che non controllano . Attenti al magistrato!! Rispondi a Patrizio Antonelli

    Vincenzo ha scritto il 26 settembre 2018 alle 18:04 :

    Patrizio mi racconti un altra barzelletta Rispondi a Vincenzo