Il caso giudiziario

Danni da vaccino, famiglia tranese risarcita per due milioni di euro

La sentenza del Tribunale riguarda il caso di un bambino tranese sottoposto ad antivaiolo nel 1972

Cronaca
Trani mercoledì 28 marzo 2018
di La Redazione
Vaccini
Vaccini © n.c.

La Asl di Bari è stata condannata a pagare due milioni di euro a una famiglia di Trani per il danno provocato da una vaccinazione obbligatoria, praticata nel 1972 al loro figlio, prematuramente scomparso a 34 anni proprio per le conseguenze della vaccinazione. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di Trani, che è diventata definitiva in mancanza di appello da parte della stessa Asl Ba (quale gestione liquidatoria della ex Usl BA/4) e in base alla quale la famiglia dello sfortunato ragazzo è stata già risarcita.

Nel 1972 il piccolo fu sottoposto a vaccinazione obbligatoria antivaiolo. Questa provocò – come si legge nella sentenza del gennaio 2017 – “una gravissima forma di meningoencefalite post-vaccino, esiti epilettici, grave deficit psichico ed irrequietezza psicomotoria”, costringendolo a “trascorre la sua vita in stato vegetativo”. Perso il figlio, i genitori e le sorelle hanno dunque inteso richiedere il risarcimento del danno causato dalla vaccinazione. In particolare, gli avvocati Ferdinando Fanelli e Domenico Porcelluzzi, hanno sostenuto che “la preparazione e la somministrazione del vaccino venne effettuata in maniera affrettata ed illegittima da personale non abilitato, senza raccolta d’anamnesi e senza neppure un controllo preventivo finalizzato a verificare se potessero esserci eventuali controindicazioni per il soggetto vaccinando, il quale non fu neppure sottoposto a una visita obiettiva” e “senza reale verifica della sicurezza del vaccino da inoculare”. Secondo quanto contestato, “non fu inoltre fornita nessuna informativa sui potenziali rischi legati alla vaccinazione del 1972”. In tutto questo, l’allora Usl Ba/4 non si è mai costituita in giudizio e il consulente tecnico nominato dal Tribunale ha accertato il “rapporto causale diretto ed esclusivo” tra la vaccinazione e la grave malattia neurologica contratta dal ragazzo, ma anche ha anche verificato che “la pratica vaccinale fu eseguita senza alcuna visita medica preventiva o, comunque, senza preventivi accertamenti diagnostici e senza assolvere al debito informativo relativo ai rischi e precauzioni da adottare”. Il ctu ha, infine, dedotto che “sussiste la responsabilità contrattuale in relazione al decesso” del ragazzo.

“La particolarità di questa sentenza – spiega l’avvocato Fanelli – sta proprio nell’aver riconosciuto, in aggiunta all’indennizzo pensionistico già riservato in casi di danno accertato da vaccinazione e di cui il ragazzo aveva goduto in vita, anche un risarcimento del danno per fatto colposo posto in essere dagli operatori sanitari che effettuarono la vaccinazione dal 1972, caratterizzato da negligenza e imprudenza. Questi, infatti, né informarono i genitori sui potenziali rischi della vaccinazioni né procedettero preliminarmente a una visita medica per accertare le condizioni di salute del bambini e, quindi, verificare eventuali controindicazioni alla vaccinazione”.

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