L'intervista

Don Raffaele Sarno: "Il mio Cammino? Una catechesi itinerante"

Il sacerdote tranese, rientrato da Santiago de Compostela lo scorso 6 settembre, ripercorre con noi il Cammino e ci parla della sua opera di servizio. "Non credevo potesse avere tale attenzione mediatica il mio diario sui social"

Cronaca
Trani venerdì 01 ottobre 2021
di Donato De Ceglie
Don Raffaele Sarno, sacerdote tranese
Don Raffaele Sarno, sacerdote tranese © Tranilive

È seduto alla scrivania dell'ingresso della sede Caritas di via Malcangi, l'appendice muraria della chiesa del Sacro Cuore. "Sono qui solo perché celebro messa serale e i vespri nella rettoria", ci dice accogliendoci. Abbiamo incontrato don Raffaele Sarno, il sacerdote tranese che ha fatto esperienza un mese fa del Cammino di Santiago. Dai suoi post social sembrava che la scelta di staccare da tutto e camminare in solitudine per qualche giorno fosse un modo per trasformare una delusione (il sollevamente dall'incarico di direttore della Caritas diocesana) in energia da profondere nel nuovo servizio (cappellano del carcere femminile). Nelle parole di don Raffaele però non c'è alcuna sfumatura di rabbia, anzi, ci assicura che le intenzioni di partire erano precedenti agli avvenimenti "istituzionali".

"Avevo anche comprato il biglietto aereo un anno fa, ma tra Covid, caduta in bicicletta e vicende famigliari ho dovuto rinunciare. Quest'anno avevo impegni che sembravano dovessero impedirmi nuovamente di vivere questa esperienza, non l'avevo programmato, poi la decisione del vescovo di cambiare direttore Caritas e l'aggiunta del servizio al carcere femminile mi hanno fatto capire che ero in un punto di svolta della mia vita", dice don Raffaele. Dopo 30 anni di servizio presso la Caritas don Raffaele si è ritrovato così ad "operare una cesura netta attraverso l'esperienza del Cammino".

Il don, noto per la sua passione per la corsa, ha tenuto una media di 32km, superiore a quella solitamente registrata dalla media dei pellegrini. "La fatica è stata tanta, ricordo soprattutto il tratto dalla Croce di ferro a Molinaseca, un percorso pieno di ostacoli, molto molto complesso ma è stato bello raggiungere la meta. Il Cammino l'ho vissuto come un momento di grazia, di arricchimento per riaffrontare la vita quotidiana con la giusta carica". Durante il percorso don Raffaele ha tenuto traccia sul suo profilo Facebook di quanto stesse facendo grazie alla pubblicazione di fotografie dei luoghi visitati, racconti dei volti e nomi incontrati ed una mappa del percorso grazie ad app di tracking. 

"Ho avuto centinaia e centinaia di richieste di amicizia ed ho avuto un feedback continuo ogni giorno che non mi aspettavo. Ogni giorno c'era chi mi scriveva per sollecitarmi a pubblicare riflessioni, chi mi diceva che trovava conforto nelle mie parole, chi mi ha detto di aver ritrovato la fede grazie a queste condivisioni. Senza volerlo ho trasformato questo Cammino in catechesi, una catechesi itinerante. Non l'avevo calcolato, è stato un riscontro bellissimo".

Oggi don Raffaele torna con il suo servizio presso il carcere maschile e quello femminile, "In queste strutture spero di portare avanti progetti che diano speranza e voglio farlo con gesti concreti. Un messaggio di speranza che non può essere solo verbale. Quindi accoglienza, soprattutto con le misure alternative, è importante far comprendere ai detenuti che un'opportunità c'è ma bisogna coglierla, afferrare e far comprendere che c'è l'intenzione di voler cambiare vita. Le valuterò con gli operatori carcerari. Spero possano concretizzarsi attraverso anche la possibilità di un lavoro che è il segno tangibile della speranza che vogliamo dare a queste persone".

Sulle prossime fatiche sportive: "Chi corre sogna sempre la maratona, ma per prepararla bisogna comunque fare i conti con l'età che avanza".

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