“L’isolamento a casa è stato duro, come per tutti"

Coronavirus, la storia di Antonella: la studentessa rimasta a Las Palmas da inizio emergenza

Antonella Manta, la studentessa tranese in Erasmus in Spagna che ha deciso di non tornare per salvaguardare la famiglia

Attualità
Trani lunedì 18 maggio 2020
di Alessandro Landini
Antonella Manta, studentessa tranese in Erasmus durante la pandemia
Antonella Manta, studentessa tranese in Erasmus durante la pandemia © Tranilive.it

I paesi di tutto il mondo stanno combattendo contro un male dal volto nuovo che è riuscito a metter in ginocchio l’economia globale, cambiando drasticamente la vita di tutti. Scuole chiuse, fabbriche spente, eventi sospesi, serrande abbassate. E c’è chi, oltre confine, ha osservato inerme tutto da lontano fino ad esser messo di fronte alla difficile scelta di tornare o meno a casa. È il caso degli studenti universitari di tutto il mondo i quali, al momento dell’evolversi dell'emergenza sanitaria, erano all’estero con il progetto Erasmus.

Negli occhi di tutti ci sono le scene di ressa e sfrenata agitazione nella stazione di Milano dopo l'annuncio del premier Conte, nei primi giorni di marzo, delle prime restrizioni e chiusure. Alcuni sono rientrati, altri invece sono rimasti nei paesi che li ospitano spinti da due motivazioni principali: la percezione di essere in un luogo al momento più sicuro e la paura degli spostamenti con conseguente messa a rischio delle proprie famiglie.

Antonella Manta, studentessa tranese, è una di quelli che ha dovuto prendere una decisione, la più razionale, in un momento così difficile: non tornare a casa.

Iscritta al corso di laurea magistrale in Ingegneria per l'Ambiente ed il Territorio presso il Politecnico di Bari, Antonella ha deciso di voler provare la magnifica esperienza dell’Erasmus e così, lo scorso settembre, si è trasferita in Spagna, precisamente a Las Palmas, una delle magnifiche isole dell'Arcipelago delle Canarie, per l’inizio della sua nuova avventura.

Una volta esplosa l’emergenza da Coronavirus i Paesi hanno chiuso i confini. Nessuno poteva più entrare o uscire. Quali sono state le tue sensazioni?

“Nonostante le notizie siano in tempo reale in qualsiasi parte del mondo c’era poca chiarezza qui in Spagna. L’impressione era che fosse un problema che riguardasse solo l’Italia. Mi sono tenuta costantemente aggiornata sull’evolversi della situazione, esplosa poi all’improvviso. Ho creduto di non poter resistere qui da sola, di aver bisogno dell’abbraccio dei miei genitori, di chi mi conosce da sempre e di cui mi fido. Ho creduto di non esser abbastanza forte. Poi però ho capito di non avere altra scelta se non affrontare la situazione in modo coraggioso e razionale”.

La Farnesina ha iniziato a lavorare incessantemente per garantire il rimpatrio dei cittadini italiani rimasti bloccati all’estero in piena sicurezza. Hai preso in considerazione l’idea di tornare in Italia?

“Dopo le prime settimane le restrizioni sono divenute via via maggiori e molti Stati, tra cui la Spagna, hanno cancellato voli e chiuso completamente il traffico da e per l’Italia. Successivamente sono stata informata di un volo che avrebbe organizzato la Farnesina per l’Italia ma ho preferito restare qui in Spagna. Tornare significava affrontare un viaggio lungo ed incerto ma soprattutto pericoloso per la possibilità di contagio per me e per la mia famiglia. Ho preferito restare qui perché mi è sembrata la scelta più giusta”.

Come hai reagito alla quarantena lontana dai tuoi affetti più cari?

“L’isolamento a casa è stato duro, come per tutti. Da una parte, certamente, la distanza dalla mia famiglia ha avuto dei risvolti molto spiacevoli se contestualizzati all’interno di un’emergenza come questa. Dall’altra, però, è stato un momento anche molto interiore. Sono rimasta al mio posto, sola con me stessa, e sono cresciuta. Ho riscoperto quanto mi mancasse il porto di Trani, la Cattedrale ed il suo campanile, il lungomare d'estate e le passeggiate a Colonna. Ho compreso realmente quanto fossi fortunata a poter sentire la voce dei miei genitori ogni giorno, a poter sentire vicini, anche se lontani, i miei amici grazie ad un cellulare, a poter chiamare la nonna e rassicurarla che sono al sicuro... e che sto mangiando. Il prossimo mese terminerà il mio Erasmus e riabbracciare la mia famiglia e la mia città avrà tutto un altro sapore”

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