L'iniziativa, lanciata da alcuni precari della cultura e di altri settori, vuole contribuire a offrire spunti e azioni concrete di solidarietà utilizzando le potenzialità della attuale tecnologia a disposizione

"Storie al telefono", letture e racconti a sostegno dei Centri Antiviolenza

Tra i beneficiari della raccolta fondi c'è "Riscoprirsi..." di Andria. La presidente Lomuscio: «Ringraziamo per la donazione gli organizzatori e le organizzatrici per l'impegno profuso»

Attualità
Trani mercoledì 08 aprile 2020
di Michele Lorusso
"Storie al telefono", letture e racconti a sostegno dei Centri Antiviolenza © n.c.

«Il Centro Antiviolenza “RiscoprirSi...” di Andria comunica l'accettazione della donazione proveniente dal progetto "Storie al Telefono" e ringrazia le organizzatrici e gli organizzatori per l'impegno profuso nella realizzazione di questa utile ed interessante iniziativa nonchè tutte e tutti coloro che vi prendono o vi prenderanno parte decidendo di sostenere i centri antiviolenza in questo momento così difficile per tutte/i» a comunicarlo sui social è la presidente del centro, la dott.ssa Patrizia Lomuscio.

La referente del cav e gli organizzatori del progetto “Storie al telefono” hanno poi illustrato il progetto lanciato con un canale telegram e uno streaming di comunità, fatto da precari della cultura e appasionati lettori, per ascoltare e condividere letture in quarantena e sostenere i Centri Antiviolenza.

«L’idea nasce come iniziativa di solidarietà digitale per conforto di chi è a casa in quarantena e per visibilizzare la precarietà di lavoratrici e lavoratori della cultura, dell'informazione, della conoscenza, del sociale e della gig economy, unendo tecnologia digitale, solidarietà e passione per la lettura.

Da sempre gli esseri umani hanno affrontato e rielaborato la paura inventando e raccontando storie. Perchè non usare quindi, in questi tempi difficili, la tecnologia digitale e la letteratura per sentirci più vicini, uniti e coraggiosi?. “Storie al Telefono” si propone di supportare chi è costretto a casa per via del coronavirus e allo stesso tempo di prendere coscienza delle problematiche strutturali del mondo del lavoro, pensato per garantire sempre e solo gli interessi delle grandi imprese e che lascia in questo momento senza risorse chi è più in difficoltà.

L’imprevista limitazione delle nostre libertà, su cui si mantiene alto il livello di critica, coincide con una condizione inedita: prenderci cura di chi ci sta intorno corrisponde a mantenere le distanze di sicurezza. In questo clima poco incoraggiante, “Storie al Telefono” vuole contribuire a offrire spunti e azioni concrete di solidarietà utilizzando le potenzialità della attuale tecnologia a disposizione».

Poi hanno illustrato le modalità di partecipazione e adesione all’iniziativa: «per partecipare basta davvero poco: si sceglie un libro, un racconto, un articolo, una poesia e con l’app registratore del cellulare se ne registra la lettura ad alta voce, preceduta da una breve presentazione e una spiegazione dei problemi che sta causando la quarantena al proprio lavoro, infine la registrazione si invia nel gruppo apposito di lettrici e lettori su telegram. Tutte le letture vengono poi condivise sul canale Telegram "Storie al Telefono", dove tutti potranno scaricarle e ascoltarle.

Il successo dell'iniziativa ha spinto gli organizzatori, su invito di OpenDDB (Distribuzioni dal Basso), ad aderire alla piattaforma Streaming di Comunità, mettendo a servizio di una buona causa le voci dei lettori e delle lettrici del progetto. È infatti possibile scaricare e ascoltare gratuitamente anche sul web le audioletture raccolte nel canale telegram e sostenere con una donazione libera due Centri Antiviolenza, “Thmaia” di Catania e “Riscoprirsi…” di Andria, che in questo momento supportano, grazie al lavoro di volontari e volontarie, le donne vittime di violenza domestica, costrette anche loro in casa a causa della quarantena».

«Come precarie e precari, freelance, partite iva, contratti intermittenti e a prestazione occasionale, riders, lavoratori del turismo, della cultura, del sociale e della conoscenza – ha concluso il collettivo - che in questo momento sono a casa senza reddito vogliamo rendere visibile la nostra condizione, stimolare le persone a restare in casa senza sentirsi isolate e abbandonate, fornire sostegno alle donne per le quali la casa non è un luogo sicuro e pensare e condividere nuove pratiche collettive per fronteggiare la crisi. Per questo accanto alla nostra piccola azione, continuiamo a supportare e ci sommiamo alla richiesta di un reddito di quarantena».

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