Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "La grattugia". La rubrica di Rino Negrogno

Grattugiare il formaggio o sbaccellare i piselli, era un momento di conversazione conviviale che precorreva quello del lauto pranzo domenicale

Attualità
Trani lunedì 07 ottobre 2019
di La Redazione
Il momento della grattugia, Rino Negrogno
Il momento della grattugia, Rino Negrogno © Tranilive.it

I giovani forse non la conoscono, ma ai miei tempi non c’era nonna che la domenica non ti chiedesse di grattugiare il formaggio per condire il ragù, promettendoti come premio la concessione di poterne mangiare il tozzo rimanente. Oggi, me ne rendo conto, non abbiamo più tempo per grattugiare il formaggio, nemmeno la domenica, preferiamo acquistarlo già bello e pronto nelle confezioni oppure farcelo grattugiare dal banconiere della salumeria.

Oggi non abbiamo più tempo per nulla, nemmeno per separare le lenticchie o le fave secche per la favetta da quelle con il buco, per sgranare i piselli, per mettere a bagno i ceci, per “fare la salsa”. Preferiamo acquistare cibi già pronti, immaginandoci una grande mamma seduta in un’industria, col capo chino, mentre separa per noi quelle con il buco, prima di inscatolarle e metterci dentro i conservanti e un’etichetta accattivante.

Eppure, grattugiare il formaggio o sbaccellare i piselli, era un momento di conversazione conviviale che precorreva quello del lauto pranzo domenicale. Non potevano mancare il ragù con gli “strascinati” fatti in casa dalla nonna sul tavoliere di legno, veloce come un macchinario industriale, la braciola legata con lo spago, la frutta secca e la guantiera di “paste”. Altrimenti non era domenica.

Ma non abbiamo più tempo, nemmeno la domenica. Me ne sono reso conto in questa appena trascorsa, mentre ero a pranzo da mia madre, mi ha chiesto inaspettatamente di grattugiare il formaggio con la vecchia grattugia “Bari”, e nel frattempo mi arrivavano delle notifiche di messaggi, non potevo visualizzarli perché avevo le mani unte d’olio, provavo una sensazione nuova, ma riuscivo a conversare senza avere il capo chino sul telefono e, a parte il profumo di formaggio, ho notato che il tempo, da quelle domeniche di mia nonna, dove prima bisognava andare per forza al Camposanto, senza che la questione fosse un dramma, è passato più in fretta del previsto, senza fermarsi mai a cercare le fave secche senza il buco.

E in piazza non c’erano plotoni di bambini senza genitori. Scherzo, ho forzato un po’ la mano, non ditemi che sto invecchiando.

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Alveare 2019

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