Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. Il girone dei dannati. La rubrica di Rino Negrogno

«Presto – sbraita concitata la signora – prima che escano i prossimi numeri!», è sudata, ha il sopraffiato, ha gli occhi invasati, secondo me non si è nemmeno accorta di esserci passata davanti

Attualità
Trani mercoledì 06 marzo 2019
di La Redazione
Nella foto, Don Aldo Martucci durante la costruzione di San Giuseppe
Nella foto, Don Aldo Martucci durante la costruzione di San Giuseppe © Tranilive.it

Stamattina pago la bolletta della luce in un tabaccaio per evitare la coda all’Amet. Ma la coda la faccio lo stesso. Alle 9 ci sono già una decina di persone in coda, perlopiù pensionati che probabilmente hanno appena ritirato l’esigua pensione, quindi mesto mi metto in fila e tiro fuori il mio telefonino, «menomale che esistono i telefonini per passare il tempo durante le code – penso – chissà cosa facevamo prima, per passare il tempo». Ad un tratto una signora, che avrà avuto 65-70 anni, mi sorpassa con impeto, «quanta fretta di pagare» penso, e la folata che attraversa gli spazi tra gli astanti mi esorta a interrompere il gioco sul telefonino e a osservare quelli che sono in coda come me. Mi accorgo subito che non hanno tra le mani il bollettino, nemmeno la signora che ci ha scavalcati, bensì ricevute arancioni, giocano i numeri.

«Presto – sbraita concitata la signora – prima che escano i prossimi numeri!», è sudata, ha il sopraffiato, ha gli occhi invasati, secondo me non si è nemmeno accorta di esserci passata davanti. Il banconiere ci guarda con un’incontrastabile richiesta di indulgenza, ma senza ottenerla, perlomeno dalla maggior parte delle donne in coda – sì sono in gran parte donne ed hanno un’età compresa tre i 60 e i 70 anni – hanno anche loro la stessa fretta di giocare, prima che escano i numeri.

La donna, dopo aver stabilito un record nei 100 metri nel superarci, sborsa 3 banconote da 50 euro e paga la sua giocata. 150 euro! Mi chiedo che percentuale sia della sua pensione. Mi chiedo anche quale sia il suo sogno, cosa acquisterebbe con una vincita milionaria? Ma mi chiedo soprattutto come possa lo Stato approfittare della sua solitudine, dei suoi sogni. Dei suoi incubi.

Con una mano lo Stato eroga la pensione a queste signore, con l’altra la ruba con il gioco per poi, eventualmente, spendere quei soldi per curare la loro dipendenza. E i figli? Com’è possibile che non si rendano conto che la pensione si volatilizzi lo stesso giorno della riscossione?

Povere nonne. Proprio stamattina pensavo a quando Don Aldo ci costringeva a cominciare le lezioni alle 9:30 per ricevere le Sacre Ceneri. Nemmeno la Quaresima e le Ceneri pongono un freno alla loro smania, sarebbe stato meglio se, piuttosto che i numeri del lotto, contassero i grani del rosario tra le dita. Oltre a essere sole, sono senza Dio, proprio come me. Mia nonna, di questi tempi, mi mandava da Minguccio, il fornaio, a ritirare delle enormi teglie nere per infornarci i taralli fatti a mano. A breve avrebbe fatto il gileppo per le scarcelle.

Tra qualche giorno ricorre la giornata internazionale della donna, potremmo organizzare degli incontri con queste nonne, parlare di scarcelle, di taralli fatti a mano, di luoghi di incontro e condivisione. Potremmo parlare.

Pensieri confusi. Molta tristezza.

Mentre sono in coda noto che sui pacchetti di sigarette ci sono le immagini degli ammalati sofferenti, malati di tumore ai polmoni, di ictus, infarto e altre patologie legate al tabagismo. Ma si vendono, eccome se si vendono. Provo a cercare la Gazzetta del Mezzogiorno, non c’è, c’è Libero. Tocca a me, circa 150 euro di bolletta, più o meno la stessa cifra che ha speso la signora, che non ha vinto nulla e probabilmente le staccheranno la luce.

Questo non è un tabaccaio, è un girone di dannati.

Nella foto, Don Aldo Martucci durante la costruzione di San Giuseppe

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