Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Mi dispiace per il magistrato arrestato". La rubrica di Rino Negrogno

Cosa proveranno i condannati, condannati giustamente, da un giudice se quel giudice dovesse essere colpevole?

Attualità
Trani mercoledì 23 gennaio 2019
di La Redazione
Rino Negrogno
Rino Negrogno © Tranilive.it

La notizia della richiesta di trasferire il magistrato arrestato da un carcere all’altro per ragioni di sicurezza giacché vi sarebbero, nello stesso carcere, detenuti da lui stesso condannato, mi ha gettato nello sgomento, oltra a procurarmi una profonda sensazione di tristezza e turbamento. Tristezza anche per lui. Non sappiamo ancora se il magistrato abbia davvero commesso i reati a lui ascritti, lo stabiliranno le autorità preposte, ma, per mia forma mentis, non riesco a fare a meno di immedesimarmi negli altri, lo faccio sempre, senza volerlo, mi immedesimo nei miei pazienti, nei miei colleghi che agiscono diversamente da me, ma anche nei vagabondi, negli ubriachi, negli immigrati che affogano nel mare, perfino nei ladri e negli assassini. Cerco la ragione, la loro ragione, cosa abbia fatto scattare la molla; una dovrà pur esserci.

Soprattutto mi immedesimo in chi, senza esserne avvezzo per propensione o per necessità, abbia, a un certo punto della sua vita, commesso un’azione spregiudicata e sia stato sorpreso a commetterla.

Se il magistrato fosse innocente, sarebbe una tragedia immane per lui, ma anche per noi, che ora si trovi in carcere da innocente, insieme a detenuti da lui stesso condannati. Non sapevo che fosse così giovane, ha solo due anni più di me, non so se abbia una famiglia, dei figli; se ne ha, provo a immaginare il suo sgomento e il loro, di fronte a un curriculum di tutto rispetto, dopo una vita passata a insegnare a questi l’educazione e il rispetto per la legalità, con l’esempio oltre che con i precetti, trovarsi ora improvvisamente e ingiustamente dall’altra parte. Sarebbe come se mi trovassi morente in un letto d’ospedale accanto a un malato cui abbia somministrato una terapia, solo con me stesso, mentre intorno a lui ci fossero una decina di parenti. Lo so, il paragone non c’entra, ma io mi vedo così.

Se il magistrato fosse colpevole, sarebbe nondimeno una tragedia per lui, ma anche per noi e per la sua famiglia. Mi chiedo sempre dove sia il limite, la leva che trattiene la molla, il punto esatto che ci permette di non cedere alla tentazione di commettere un reato per accedere a una condizione maggiormente favorevole, mi chiedo sempre se il reato piccolino che commettiamo quasi tutti noi, non sia paragonabile al reato del più disonesto della terra, in quanto piccolino, solo perché non si è potuto accedere alla condizione di commetterne uno più grande. Contestualmente mi chiedo anche cosa faccia scattare la leva, cosa non ci faccia riflettere sulla possibilità di essere presi con le mani nel sacco e sulle relative conseguenze, quale presunta onnipotenza. Soprattutto cosa, in un istante qualunque della nostra vita, obnubili la nostra coscienza che dovrebbe scovarci sempre e comunque e suggerirci l’alternativa migliore. Sarebbe come se mi trovassi morente in un letto d’ospedale accanto a un malato cui abbia somministrato una terapia errata, solo con me stesso, mentre intorno a lui ci fossero una decina di parenti. Forse il paragone è più appropriato in questo caso.

Cosa proveranno i condannati, condannati giustamente, da un giudice se quel giudice dovesse essere colpevole? Cosa proveranno i condannati, condannati ingiustamente, da un giudice se quel giudice dovesse essere colpevole? Sicuramente, se quel giudice dovesse essere colpevole, la sua colpevolezza non assolverebbe quelli che lui ha condannato giustamente, ma tutt’al più, quei rei, si sentirebbero come quel malato morente in un letto d’ospedale, accanto a me, morente in un letto al suo fianco, che, mentre gli somministravo la terapia, non avevo avuto nessuna compassione per i suoi mali.

Credetemi, mi sento molto triste e disorientato, per noi e per lui, a prescindere.

Alveare 2017

1 Ernesto Che Guevara - 2 Al capezzale dei vecchi - 3 La visita medica - 4 Il sindaco è come il pesce - 5 L'incidente dell'ambulanza - 6 Le nonne che giocavano a tombola - 7 Vi racconto il mio primo appuntamento al buio con una donna - 8 Barresi-Bottaro: che brutta storia - 9 Lei è un medico? Una donna? - 10 Quello strano fascista di Pinuccio Tarantini - 11 Rossella è andata via da Trani - 12 Disabili vs. normodotati. Volete sapere chi ha vinto? - 13 Ciao Ivan, compagno di liceo - 14 Lettera di Gesù Bambino - 15 Non sparate a Capodanno

Alveare 2018

1 Il problema etico di Giuseppe Tarantini - 2 Il Pronto Soccorso - 3 Il corte di Acca Larentia - 4 La razza del mio cane - 5 Alfredo Albanese - 6 Quale giorno della memoria? - 7 Sai già a chi votare? - 8 Caro Michele - 9 Sanremo senza Facebook - 10 Una campagna elettorale monotona - 11 Cara, brumosa, desolata periferia - 12 La favola di Sfortunina - 13 Gli occhi di Marilena - 14 Il furto al centro trasfusionale - 15 Attaccatevi al tram - 16 Nicola, novantasei anni. Colto da malore - 17 La stiratrice Isoardi - 18 Violenza contro anziani e lavoro sottopagato delle badanti - 19 Così festeggiate la Liberazione? - 20 Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono - 21 Don Dino, il sacerdote di quartiere - 22 L'arrivo di Emiliano - 23 Un vaccino per la solidarietà - 24 L'uomo nudo con le mani in tasca - 25 Doppio senso di marcia sul lungomare - 26 Ma siamo uomini o caporali? - 27 Cronaca di una serata di anormalità - 28 Il passaggio a livello è chiuso - 29 Gli zingari mettono sempre d'accordo tutti - 30 Papà, e se ti infilza? - 31 Il razzismo ve lo spiego con la mitologia - 32 Tra qualche giorno nei porti approderanno i Santi - 33 La pistola ad aria compressa - 34 Il razzismo è vita e i preti tutti pedofili 35 - Il pomodoro e il sangue - 36 Non essere stupido - 37 Le polpette avvelenate di ignoranza - 38 Finalmente potrò andare a messa la domenica - 39 Ho commesso atti impuri - 40 Cara Cecilia di Lernia - 41 Aggredito il 118 - 42 L'ignoranza allontana, l'arte avvicina - 43 Chi sono io per giudicare? - 44 Il sindaco di Riace, la sindaca di Lodi e la sorella di Cucchi - 45 I soccorritori della Misericordia di Andria - 46 Ascoltiamo i bambini - 46 Nicola Landriscina, i suoi primi 40 anni - 47 A proposito di Silvia Romano che se l'è cercata - 48 Il carabiniere, Felice Di Lernia, Amedeo Bottaro e Stefano Cucchi - 49 Ehy tipa, vieni in camera con me! Portati un'amica - 50 La medicina narrativa di Maurizio Turturro e Guevara - 51 Ho finito il presepe

Alveare 2019

1 Sono felice anch'io - 2 Cesare Battisti

Altri articoli

Odierei gli indifferenti - L'albero segato - Riscoprire i giochi antichi - Ambulanze senza medico - Reddito di cittadinanza.

Lascia il tuo commento
commenti