Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Il carabiniere, Felice di Lernia, Amedeo Bottaro e Stefano Cucchi"

Un eroe sfortunato perché, al contrario di Salvo D’Acquisto, non si è sacrificato per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento delle truppe tedesche, ma per la giustizia e la verità che non sempre fanno comodo a tutti

Attualità
Trani mercoledì 28 novembre 2018
di Rino Negrogno
Riccardo Casamassima e Amedeo Bottaro, incontro in Biblioteca sul caso Cucchi
Riccardo Casamassima e Amedeo Bottaro, incontro in Biblioteca sul caso Cucchi © Tranilive.it

Sono uscito sconvolto dall'incontro presso la biblioteca comunale di Trani, organizzato dall'assessore alla cultura Felice di Lernia, nell'ambito del ciclo "Conoscere per cambiare", con l'appuntato scelto dei carabinieri Riccardo Casamassima che con la sua testimonianza ha fatto riaprire l'inchiesta sul decesso di Stefano Cucchi. Dopo una breve introduzione dell'assessore, in cui ha spiegato che per l’importanza del tema trattato avrebbe ceduto il ruolo di intervistatore alla più alta carica cittadina, il sindaco Amedeo Bottaro ha così intervistato il carabiniere.

La prima domanda è stata secca: “Come ti senti?”. Subito dopo Amedeo Bottaro gli ha chiesto come fosse cambiata la sua vita dopo la sua testimonianza, se si sentisse abbandonato dalle istituzioni. Riccardo Casamassima ne ha avuti di problemi: accuse, procedimenti disciplinari, demansionamento. La sua vita è drasticamente cambiata.

Lo osservavo mentre parlava e aveva l’aria di uno che non comprende quello che gli stia accadendo. Di uno che si chiede come sia possibile. Aveva l’aria di uno che ha sempre fatto il suo dovere e avrebbe voluto continuare a farlo denunciando un illecito, ma non si spiega come possa, per questo, trovarsi in quella complicata situazione. Aveva l’aria di una persona per bene, di un Salvo D’acquisto qualunque, di un carabiniere con il senso del dovere e della giustizia a tutti i costi, anche a scapito della vita.

Un eroe sfortunato perché, al contrario di Salvo D’Acquisto, non si è sacrificato per salvare un gruppo di civili durante un rastrellamento delle truppe tedesche, ma per la giustizia e la verità che non sempre fanno comodo a tutti. Si è sacrificato soprattutto per la reputazione dell’arma, oltre che per la vita di un ragazzo che non doveva morire.

Giusta osservazione quella di Amedeo quando ha detto che a volte tutti noi, di fronte a reati di una certa gravità, come ad esempio accade quando si tratta di abusi su un bambino, giustifichiamo la violenza, la nostra e quella delle forze dell’ordine. Quasi la agogniamo. Siamo portati a pensare che se al farabutto lo ammazzassero di botte farebbero cosa buona e giusta. Gli ha chiesto se questo istintivo sentimento diffuso non sia alla base di una comune pratica dell’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine e se quello di Cucchi non sia solo uno dei tanti casi che restano sconosciuti e per questo impuniti. Secondo Casamassima la circostanza sarebbe possibile e ha aggiunto che se così fosse, chi dovrebbe denunciare non lo farebbe mai proprio perché intimorito dal trattamento che sta ricevendo lui.

Subito dopo vi è stata la proiezione del film “Sulla mia pelle” che non avevo visto. Mi ha sconvolto. La sua sofferenza e quella della sua famiglia, l’odio dei carabinieri che lo percuotono senza una ragione se mai ce ne fosse una, l’indifferenza di tutti quelli che lo incontrano e accettano la spiegazione della caduta dalle scale. E aggiungerei l’assenza delle istituzioni quando una famiglia si ritrova ad affrontare un problema così grave come quello della tossicodipendenza di un figlio. Può capitare a tutti, nessuno si senta escluso.

Questa brutta storia ha un prezzo altissimo da pagare: la vita di un ragazzo, la fiducia nelle istituzioni, la fiducia nelle forze dell’ordine, nella giustizia, nella verità. Perché alla mente umana accade sempre così, anche quando riguarda gli infermieri: se un infermiere fa morire un paziente, tutti gli infermieri sono assassini. Anzi, anche se lo fa morire un portantino, sono assassini gli infermieri.

Ma io non voglio crederci. Voglio sperare che sia diverso. Per me la maggior parte dei carabinieri sono come Riccardo Casamassima, sono come quei carabinieri e poliziotti che infinite volte mi hanno salvato la pelle dalle frequenti aggressioni che subisco mentre lavoro al 118. La maggior parte si parano davanti anche quando il pericolo è serio e sono uomini come me, con le mie stesse paure, con una famiglia e dei figli che aspettano a casa. Si improvvisano psicologi, sono comprensivi con i disperati e io, che ci lavoro fianco a fianco, vi posso garantire che sono di una umanità che non riuscireste a immaginare e che spesso nascondono dietro il cappello e quello sguardo torvo che sbandierano quando ti chiedono patente e libretto.

Per concludere vorrei solo aggiungere che chi svolge lavori come quello del carabiniere, del poliziotto, dell’infermiere, del medico e tanti altri come questi, come ha detto anche Casamassima, dovrebbe fare frequenti controlli psicoattitudinali, dovrebbe frequentare continuamente corsi per imparare ad affrontare situazioni particolarmente impegnative. Non dovrebbe mai essere lasciato solo.

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