Lettera firmata giunta in redazione

Giuseppe, la lezione d'amore della tua famiglia. Lettera firmata

La tua morte non è stata vana e la tua famiglia ci ha dato l’ultima lezione d’amore e vita in un momento di morte. Ti ha lasciato andare via e ti ha tenuto qui, nel corpo di tutti quelli che hanno preso una parte di te

Attualità
Trani mercoledì 05 settembre 2018
di Rossella De Palma
Palloncini bianchi lanciati durante il funerale di Giuseppe Ruta
Palloncini bianchi lanciati durante il funerale di Giuseppe Ruta © Tranilive.it

A diciotto anni si dovrebbe solo pensare a fare progetti. Progetti l’università, progetti la tua nuova vita, programmi i viaggi, le fidanzate, gli amori che hai e quelli che verranno. A diciotto anni devi sbronzarti per la prima volta, devi andare a ballare, devi far arrabbiare ancora i tuoi genitori. A diciotto anni non sai quanti amici ti tradiranno, quante donne ti faranno soffrire, quanti lavori dovrai cambiare prima di essere soddisfatto e felice.

Non sai ancora molto della tua vita. E tutto quello che immagini quando hai diciotto anni, non si avvera nella maggior parte dei casi. Diciotto anni sono un tempo unico, irripetibile. Sono un tempo essenziale. Necessario.

E poi basta un attimo e tutto quello che poteva essere non sarà mai più. sarà la spensieratezza del momento, sarà l’essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sarebbe bastato, in fondo, partire con un minuto di ritardo su quel motorino della morte in quell’isola che da questo momento non parlerà più di miti e storia classica, ma parlerà di te e di come, un giorno, un giovane uomo col sorriso sempre pronto e gli occhi belli ha perso la vita.

A diciotto anni i “se” e i “ma” sono fondamentali, invece, quando diventi grande comprendi che con quelli non ci fai la storia e che non ti aiuteranno a superare il dolore che ti massacra il cuore. Il dolore della tua famiglia, di tua sorella. Il dolore dei nonni, dei cugini e degli amici. E degli amici dei tuoi amici. Il dolore, in questi casi, si sa è un dolore collettivo, duro da digerire, difficile da comprendere.

Perché è morto, perché? Ho sentito di gente che ha pensato che il sindaco Amedeo Bottaro sia venuto in Grecia solo perché sei stato figlio della Trani bene. Qualcuno ha raccontato che per il figlio dell’operaio nessuno avrebbe fatto niente. Ho sentito tante cose. Alcune brutte. Ma tante altre belle. Vere.

La tua morte non è stata vana e la tua famiglia ci ha dato l’ultima lezione d’amore e vita in un momento di morte. Ti ha lasciato andare via e ti ha tenuto qui, nel corpo di tutti quelli che hanno preso una parte di te. Dobbiamo ringraziare tutti mamma Teresa e papà Tommaso. Ringraziare Greta. Dobbiamo ringraziare la tua famiglia tutta per averci silenziosamente insegnato cos’è l’amore, quello vero.

Quello che non conosce limiti e barriere. Quello che non conosce solo la carne ma riscopre l’essenza dello spirito. Il tuo. Perché una parte di te si è spenta in quella strada ricurva.

Ma tante cose di te continueranno ad esistere in eterno.

Rossella De Palma

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