Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Non essere stupido". La rubrica di Rino Negrogno

«Sono nato in Ungheria, ma ora sono cittadino americano. E ho visto a cosa possono portare questi discorsi. L’ho visto a Berlino»

Attualità
Trani venerdì 24 agosto 2018
di La Redazione
1966, nascita dei movimenti armati in difesa delle comunità afroamericane
1966, nascita dei movimenti armati in difesa delle comunità afroamericane © TraniLive.it

La verità sui neri e sugli stranieri.

Stati Uniti, 1947.

Un comiziante sale sopra uno sgabello radunando un manipolo di persone per la sua propaganda:
«Amici, io sono un americano medio, ma sono un americano vero e certe cose che vedo nel nostro paese mi fanno ribollire il sangue! Vedo gente straniera prendersi i nostri soldi! Vedo neri prendersi lavori che spettano a me e a voi! Quindi vi chiedo: premetteremo che le cose continuino così? Cosa ne sarà di noi veri americani?».
Un anziano astante, rivolgendosi a un giovane che ascolta entusiasta dice:
«Ho già sentito discorsi come questo, ma non avrei mai creduto di sentirne in America».
Il giovane, osservando sorpreso l’anziano, risponde:
«Sembra sapere di cosa parla»
e si volge di nuovo verso l’oratore tonitruante.
«Cosa vogliamo fare noi veri americani? Lo scoprirete qui, in questo opuscolo»
esclama tirando fuori dei fogli dalla tasca della sua giacca il comiziante e prosegue:
«La verità sui neri e sugli stranieri. La verità sulla chiesa cattolica».
Intanto l’anziano signore, indicando l’oratore incalzante, domanda all’ammaliato giovane:
«Lei crede a discorsi come questo?»
e il giovane, senza distogliere la sua attenzione dal comizio:
«Non saprei, a me pare abbia senso».
Il comiziante prosegue:
«Ve lo dico, amici, questo paese non sarà mai davvero nostro, finché non sarà un paese senza. Senza cosa?»
«Già, senza cosa?»
Domanda un uomo con i baffi incuriosito tra la folla e l’oratore risponde prontamente, contando sulle sue dita:
«Senza neri, senza immigrati clandestini, senza cattolici, senza massoni…».
Perplesso e pensando ad alta voce, il giovane esclama:
«Cosa hanno i massoni che non va? Io sono un massone. Quel tizio parla di me!»
e si volge verso l’anziano quasi a cercare una spiegazione e l’anziano risponde:
«Ora cambia tutto, eh?».
L’oratore intanto continua farneticando:
«Questi sono i nostri nemici! Questa è la gente che sta cercando di prendersi il nostro paese! Ora li conoscete e sapete cosa vogliono! E sta a voi e a me liberarcene! Distruggiamoli prima che loro distruggano noi! Grazie»
conclude scendendo dallo sgabello tra gli applausi di qualcuno.
L’anziano, rivolgendosi al giovane, mentre si incamminano:
«Prima che dicesse “massoni” era pronto a dirsi d’accordo con lui».
Il giovane, confuso, risponde:
«Sì, ma perché parlava… e quell’altra gente?»
Domanda sedendosi su una panchina con l’anziano che lo interrompe:
«In questo paese non c’è altra gente. Siamo americani, noi».
Il giovane chiede:
«E lei? Non è mica americano, lei, no?».
«Sono nato in Ungheria, ma ora sono cittadino americano. E ho visto a cosa possono portare questi discorsi. L’ho visto a Berlino»
risponde l’anziano e il giovane domanda:
«Cosa ci faceva là?»
e l’anziano risponde:
«Ero un professore universitario e ho sentito le stesse parole che abbiamo sentito oggi. Ma ero sciocco allora. Credevo che i nazisti fossero pazzi, stupidi fanatici. Ma sfortunatamente non era così. Vede, sapevano di non essere forti abbastanza da conquistare un paese unito. Hanno diviso la Germania in piccoli gruppi. Hanno usato i pregiudizi per indebolire la nazione. Certo, non è stato facile farlo. Hanno dovuto lavorarci duramente. Vede, gli esseri umani non nascono coi pregiudizi, ci vengono sempre inculcati. Da parte di qualcuno che vuole ottenere qualcosa. Se lo ricordi, quando sente discorsi del genere, qualcuno ci guadagna qualcosa. E non sarà certo lei. Queste non sono teorie da aula universitaria. L’ho visto accadere. Non dobbiamo mai permettere che ci dividano per razza, colore o religione perché in questo paese siamo tutti parte di qualche minoranza. Io sono nato in Ungheria. Lei è massone. Sono minoranze. E lei fa parte anche di altre minoranze. È un agricoltore, ha gli occhi blu, frequenta la chiesa metodista. Il suo diritto di appartenere a queste minoranze è prezioso. Ha diritto a essere ciò che è, a pensare ciò che vuole perché qui godiamo di libertà personale. Abbiamo libertà. Non sono solo belle parole queste, è uno stile di vita funzionale e inestimabile. Ma dobbiamo lavorarci. Dobbiamo garantire la libertà a tutti o potremmo perdere le nostre. Se permettiamo che una minoranza perda la sua libertà, a causa di persecuzioni o pregiudizi, mettiamo a repentaglio la nostra libertà. E questi non sono semplici ideali, è vero e proprio buon senso».

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