Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare: "Alfredo Albanese". La rubrica di Rino Negrogno

Avevo dodici anni, ricordo ben poco e capivo altrettanto meno, ricordo bene l’inquietudine che leggevo negli occhi dei miei genitori, la paura per le “edizioni straordinarie” dei telegiornali

Attualità
Trani giovedì 25 gennaio 2018
di La Redazione
Piantumazione dell'albero per la pace in piazza Albanese
Piantumazione dell'albero per la pace in piazza Albanese © Tranilive.it

Avevo dodici anni nel 1980 e la primavera era già inoltrata, mancava un mese alla fine della scuola e dalle nostre traversate dal molo di Sant’Antonio al “braccio”, ma c’era una guerra in corso, una guerra civile, combattuta da una parte da uomini che ritenevano di dover difendere e imporre i loro ideali, le loro convinzioni, con le armi e dall’altra parte uomini che, a prescindere da chi rappresentasse lo Stato, a prescindere dai loro ideali, da quanto lo Stato si occupasse di loro, dei loro sacrifici, del loro stipendio e degli altri suoi figli, avevano scelto di difenderlo a tutti i costi, ritenendo che la legalità dovesse essere a sempre garantita, che l’unica maniera per sovvertire il sistema, se proprio si doveva, fosse quella delle votazioni. Da una parte invidio quegli uomini irremovibilmente persuasi, anche di fronte alla storia che conosciamo della nostra Repubblica, dei suoi politici e di come sappiamo vengano organizzate tuttora le votazioni, dall’altra non li comprendo e alla stessa stregua non comprendo quei giovani che, senza esitare, hanno imbracciato le armi e sparato contro chi aveva l’unica colpa di servire lo Stato per lavoro. È come se io venissi assassinato per aver soccorso un ferito, fatto che non si può del tutto escludere.

Ma avevo dodici anni, ricordo ben poco e capivo altrettanto meno, ricordo bene l’inquietudine che leggevo negli occhi dei miei genitori, la paura per le “edizioni straordinarie” dei telegiornali, la faccia di Aldo Moro con il giornale in mano e, alle sue spalle, la scritta “Brigate Rosse”. Ricordo il funerale di Alfredo Albanese nella chiesa di San Giuseppe, la chiesa dove da poco aveva sposato Teresa, incinta di Alfredo, gremita di gente, la paura negli occhi dei tranesi, così lontani da Mestre, da Roma e da Milano, ma improvvisamente vicini, improvvisamente colpiti al cuore. Lo ricordo bene perché Teresa è la cugina di mia madre, ricordo le loro lacrime e l’inquietudine che aumentò a dismisura, aveva colpito anche la nostra famiglia.

Questo è il mio ricordo, il dolore e la paura, un figlio senza padre, una moglie senza marito. Stamattina mentre mi recavo alla commemorazione riflettevo sul dolore, solo sul dolore e mi chiedevo a cosa sia servito provare questo dolore, per Teresa, per Alfredo, per l’Italia.


BIO - Alveare - Lavoro per strada, in mezzo alla gente, ascolto il brusio e ho l’impressione di trovarmi in un alveare; salgo e scendo i gradini delle scale, entro ed esco dalle case, dai reparti ospedalieri, delle prigioni e ho l’impressione di entrare e uscire dalle celle esagonali dei favi di un alveare; scorro le notizie e le storie sul mio pc, su e giù e mi ritrovo di nuovo in un alveare di pensieri e avvenimenti; mi fermo un istante e nella mia mente nasce una storia. Lavoro come infermiere nel servizio emergenza urgenza 118 da quattordici anni ma ho la mania della scrittura, della poesia e del racconto e qualcuno è così folle da concedermi lo spazio per farlo, ma, tutto sommato, è meglio incontrarmi in veste di poeta e scrittore. Buona lettura.


Alveare 2017

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Alveare 2018

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