Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare. "Il corteo di Acca Larentia". La rubrica di Rino Negrogno

Ho l’impressione che quando si svolgano questo genere di commemorazioni, non si realizzino con uno spirito critico, di dolore, raccoglimento e rispetto

Attualità
Trani venerdì 12 gennaio 2018
di La Redazione
Il corteo di Acca Larentia 2018
Il corteo di Acca Larentia 2018 © RomaToday

Non vi nego che sono preoccupato. Ho visto la foto del corteo organizzato a Roma da Casapound per commemorare i tre giovani uccisi a Roma in via Acca Larentia, conclusosi con il saluto romano allo strillo: “presente”. Presente per cosa, mi sono chiesto e quanto siano stati presenti a scuola, piuttosto. Sul primo abbordo ho presunto si trattasse di un fotomontaggio, mi sembravano troppi, ma poi ho visto anche il video e ho dovuto ricredermi. Non sono preoccupato perché erano di Casapound e avevano le teste pelate, lo sarei stato anche dinanzi ai capelli lunghi e all’eskimo, dopotutto, quarant’anni fa ci sono stati omicidi da entrambi le fazioni e ce ne sarebbero di morti da commemorare. A me dispiace molto di tutti quei ragazzi uccisi sia da destra che da sinistra, mi dispiace di quelli di Acca Larentia, di quello di viale delle Medaglie d'Oro, di quelli di Primavalle, di quelli di Bologna, di quello in via Mascarella, quello di Calabresi, quello di Antonio Marino, eccetera, eccetera. Troppi, chissà cosa penserebbero ora a sessant’anni.

Ho l’impressione che quando si svolgano questo genere di commemorazioni, non si realizzino con uno spirito critico, di dolore, raccoglimento e rispetto per la vita umana sottratta per futili motivi, altrimenti tutti insieme marcerebbero in silenzio per tutti i morti prescindendo dal loro credo; ho l’impressione che questi cortei siano solo delle marce di guerra di chi sia ancora assetato di vendetta, una vendetta fine a se stessa, senza un progetto alternativo, di chi ritenga che i suoi morti siano più importanti e meritevoli di considerazione rispetto ad altri. Non scorgo nessuna, seppur minima, presa di coscienza circa la tragedia in cui si erano andati a cacciare quei poveri ragazzi, nessuna condanna, sembrano voler riprendere le armi e la storia, purtroppo e ancora una volta, non è magistra vitae. Vale per tutti, anche quando cantiamo Bella Ciao non proponiamo nulla di nuovo oltre quello che già si sa. Ritengo sia giunto il momento di cantare delle soluzioni che non trascurino nessuno e scovino i veri colpevoli.

Purtroppo credo che, nella maggior parte dei casi, si tratti solo di fatti personali, di frustrazioni personali, non sanno nemmeno di cosa parlano e a volte, la parte dove collocarsi, destra o sinistra, è solo dettata dal voler seguire una moda o volerla contrastare. Così accade che, come è accaduto quarant’anni fa, i giovani si trastullino nella loro lotta continua e violenta, per ora solo con le parole e con i gesti, ma la rabbia e il malcontento crescono, mentre i politici, che spesso fomentano questa violenza perché si sa, divide et impera, e si sa anche che è meglio isolare le minoranze, i più deboli, trovare un capro espiatorio, qualcuno con cui prendersela, piuttosto che fermarsi a riflettere sulle proprie responsabilità e incapacità nel promuovere il bene comune. La precarietà del lavoro, i flussi migratori, il loro sfruttamento e la guerra dei poveri che ne scaturisce stanno creando una compressione che prima o poi esploderà con violenza; queste non sono commemorazioni, sono segnali inquietanti e, come negli anni di piombo, non vi è alcun progetto, ma solo rabbia, non vi è alcuna speranza.

Anche allora i giovani avrebbero dovuto bastonare i politici corrotti, la mafia, i collusi e mi fermo qui, anziché farsi la guerra o, come ammonì Pasolini, farla a chi, non avendo dei genitori che potessero mantenerlo per anni all’università, doveva per forza andare a fare il carabiniere e spesso dal meridione al settentrione.

Presente!


BIO - Alveare - Lavoro per strada, in mezzo alla gente, ascolto il brusio e ho l’impressione di trovarmi in un alveare; salgo e scendo i gradini delle scale, entro ed esco dalle case, dai reparti ospedalieri, delle prigioni e ho l’impressione di entrare e uscire dalle celle esagonali dei favi di un alveare; scorro le notizie e le storie sul mio pc, su e giù e mi ritrovo di nuovo in un alveare di pensieri e avvenimenti; mi fermo un istante e nella mia mente nasce una storia. Lavoro come infermiere nel servizio emergenza urgenza 118 da quattordici anni ma ho la mania della scrittura, della poesia e del racconto e qualcuno è così folle da concedermi lo spazio per farlo, ma, tutto sommato, è meglio incontrarmi in veste di poeta e scrittore. Buona lettura.


Alveare 2017

1 Ernesto Che Guevara - 2 Al capezzale dei vecchi - 3 La visita medica - 4 Il sindaco è come il pesce - 5 L'incidente dell'ambulanza - 6 Le nonne che giocavano a tombola - 7 Vi racconto il mio primo appuntamento al buio con una donna - 8 Barresi-Bottaro: che brutta storia - 9 Lei è un medico? Una donna? - 10 Quello strano fascista di Pinuccio Tarantini - 11 Rossella è andata via da Trani - 12 Disabili vs. normodotati. Volete sapere chi ha vinto? - 13 Ciao Ivan, compagno di liceo - 14 Lettera di Gesù Bambino - 15 Non sparate a Capodanno

Alveare 2018

1 Il problema etico di Giuseppe Tarantini - 2 Il Pronto Soccorso

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commenti
I commenti degli utenti
  • Rino Negrogno ha scritto il 12 gennaio 2018 alle 15:51 :

    Grazie Rispondi a Rino Negrogno

  • Vincenzo Cripezzi ha scritto il 12 gennaio 2018 alle 12:23 :

    ....come una goliardata dimenticandosi che chi lo fa ne rivendica appieno la valenza simbolica di saluto fascista. Quindi, caro Rino, quelli non sono li per rispettare tre ragazzi morti, sono solo fascisti. Rispondi a Vincenzo Cripezzi

  • Vincenzo Cripezzi ha scritto il 12 gennaio 2018 alle 12:22 :

    ...guerra civile. Il mio giudizio umano e sicuramente di piètà per la morte di quei ragazzi. Ciò che non posso accettare di quella situazione è che si possa permettere l'ostentazione di comportamenti ed azioni che ne fanno una manifestazione politica, che apertamente costituiscono apologia del fascismo e che questo possa essere fatto passare come una bravata, con un "so' ragazzi", come se si trattasse di un peccatuccio di qualche nostalgico. Ma nostalgico di chè? Del fascismo? Si può essere nostalgici di una dittatura? Di un regime che, solo per dirne una, ha prodotto le leggi razziali? Non è una goliardata come sembra che da qualche anno si stia cercando di dipingere ogni manifestazione esteriore di ciò che è stato ed è il fascismo. Il saluto romano non può essere preso e giudicato... Rispondi a Vincenzo Cripezzi

  • Vincenzo Cripezzi ha scritto il 12 gennaio 2018 alle 12:21 :

    Caro Rino, mi piace leggere i tuoi scritti, sono sempre utili a riflettere. La riflessione, l'interrogarsi ragionando sul perchè delle cose e delle situazioni è, purtroppo, un esercizio raro in un mondo governato sempre più dall' istinto e per questo ti voglio ringraziare pubblicamente. Per quanto riguarda l'oggetto del tuo odierno scrivere devo dirti che in primis la penso come te: quel corteo poco ha a che fare con l'humana pietas che dovrebbe essere alla base del ricordo di quei morti, a maggior ragione oggi, dopo che sono trascorsi 40 anni. Invece se ne è fatta un'occasione per mostrare i muscoli, per contarsi, per un'esibizione di forza da parte di chi si proclama seguace di quei disvalori che in passato hanno portato i nostri nonni a combattere prima una guerra mondiale e poi una... Rispondi a Vincenzo Cripezzi