Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare: "Le nonne che giocavano a tombola". L'appuntamento con la rubrica di Rino Negrogno

Lei si trastullava con i numeri solo a Natale, quando noi nipotini le chiedevamo di giocare a tombola dopo il cenone, con le dita unte di cartellate

Attualità
Trani venerdì 03 novembre 2017
di Rino Negrogno
Cartella della tombola e mandarino
Cartella della tombola e mandarino © TraniLive.it

Entro nel bar per un caffè e aspetto il barista occupato nel registrare le scommesse, c’è una coda interminabile; mi reco dal giornalaio per la gazzetta, dietro il bancone non c’è nessuno, egli è affaccendato nel distribuire variopinti gratta e vinci; sull’uscio di certi tabaccai c’è un raduno di zombi con gli occhi sgranati, pressappoco anemici e malvestiti, apparentemente tronfi, ma in realtà, con gli occhi all’insù, osservano diligentemente una sequenza interminabile di numeri mutevoli che dovrebbe prima o poi corrispondere a quella impressa sopra un biglietto in loro possesso e, immancabilmente, appallottolano il pezzo di carta e lo scaraventano con rabbia sul marciapiede. Non vincono mai. Ci sono diverse vecchine tra questi morti viventi che si appostano di buonora dietro i distributori automatici di sigarette, celano tra i sorrisi e le rughe la loro dissolutezza, i capelli bianchi e la voce da favole antiche mi fanno tornare in mente mia nonna. Lei si trastullava con i numeri solo a Natale, quando noi nipotini le chiedevamo di giocare a tombola dopo il cenone, con le dita unte di cartellate; ne desiderava una sola perché, diceva, se la fortuna arriva, ti bacia anche con una sola cartella; conosceva il significato di tutti i numeri e, ogni anno, noi ascoltavamo con gioia le sue litanie che iniziavano prima ancora che il fortunato addetto al tombolone, con fare da esperto lettore Braille, estraesse i numeri; questa cerimonia d’apertura consisteva nello sbucciare un mandarino, mangiarlo e sminuzzarne la buccia da utilizzare per coprire i numeri chiamati, naturalmente dopo averne enunciato significato e relativa avvincente storiella. Che tristezza le nonne che giocano a tombola tutto l’anno, spesso lo fanno di nascosto, sperperano buona parte della loro pensione, all’inizio perché sperano di incrementare il gruzzolo, ma dopo, quando la pensione diminuisce inesorabilmente, giocano per vizio, per solitudine, per disperazione. Noi il tombolone lo facevamo girare, avevamo tutti il diritto di riconoscere i numeri con le dita, quelli a una cifra e guadagnare qualche spicciolo, almeno fino alla cinquina; ora invece è di proprietà esclusiva dello Stato che estrae i numeri, spaccia pensioni irrisorie con la speranza di una vincita per una bolletta da pagare, dietro i distributori automatici di sigarette, tra gli zombi con la testa all’insù, all’aurora, vestiti alla rinfusa.


BIO - Alveare - Lavoro per strada, in mezzo alla gente, ascolto il brusio e ho l’impressione di trovarmi in un alveare; salgo e scendo i gradini delle scale, entro ed esco dalle case, dai reparti ospedalieri, delle prigioni e ho l’impressione di entrare e uscire dalle celle esagonali dei favi di un alveare; scorro le notizie e le storie sul mio pc, su e giù e mi ritrovo di nuovo in un alveare di pensieri e avvenimenti; mi fermo un istante e nella mia mente nasce una storia. Lavoro come infermiere nel servizio emergenza urgenza 118 da quattordici anni ma ho la mania della scrittura, della poesia e del racconto e qualcuno è così folle da concedermi lo spazio per farlo, ma, tutto sommato, è meglio incontrarmi in veste di poeta e scrittore. Buona lettura.

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