Rino è infermiere e scrittore, ogni volta che si ferma nasce una storia

Alveare: "Il sindaco è come il pesce". L'appuntamento con la rubrica di Rino Negrogno

E sui social network più famosi leggi i loro assiomi, comizietti suadenti, battibecchi interminabili, immancabili e ostentate minacce di querela nei confronti dei più avventati oppositori.

Attualità
Trani venerdì 27 ottobre 2017
di Rino Negrogno
Rino Negrogno
Rino Negrogno © TraniLive.it

Se ci fate caso, mentre giocate a briscola, pur mescolando le carte ripetutamente e con irragionevole affaccendamento, non cambiano mai e, se vi ritrovate la stessa fortuna che ho io nel gioco, specchierete costantemente il due di coppe. Se ci fate caso, il sindaco è come l’ospite, dopo un po’ puzza e l’olezzo si diffonde più speditamente da quando abbiamo la fortuna di usufruire dei social network. Così per ogni sindaco assistiamo ciclicamente a una prima fase di euforia, perlopiù elettorale, cui segue una seconda fase di presa di coscienza circa le reali e obiettive difficoltà a risolvere i problemi della città. Si dovrebbe, prima di candidarsi sindaco o consigliere, superare un test d’ingresso, non come quelli a cui ho partecipato io per poter accedere alla facoltà di infermieristica, dove, tra le altre domande, mi si chiedeva il nome della nuora della regina d’Inghilterra, ma un test dove siano elencati quasi tutti questi problemi, ovviamente a risposta chiusa, cosicché dopo non si corra il rischio di ritrovarsi sorpresi e impreparati.

La terza fase

Poi c’è una terza fase, quella del pesce che puzza come l’ospite; improvvisamente il sindaco è inetto e i marinai cominciano ad aggirarsi sul ponte della nave, indecisi se restare fedeli al capitano o investire in una nuova futura candidatura prendendone opportunamente le distanze. E infine ci sono quelli dell’opposizione che, smaltita l’amarezza elettorale, abbordano subitanei l’imbarcazione sgangherata, ben agghindati di nuove candide vesti; loro, invece, hanno le soluzioni a quei problemi che la maldestra ciurma non è in grado di risolvere. E sui social network più famosi leggi i loro assiomi, comizietti suadenti, battibecchi interminabili, immancabili e ostentate minacce di querela nei confronti dei più avventati oppositori. Ebbene, vinceranno i pretendenti perché i marinai della nave sono esausti e soprattutto divisi, il popolo, affamato, desidera pesce fresco e sa perfettamente che un equipaggio rinvigorito prenderà il largo e gliene pescherà prima delle votazioni; inoltre gli elettori sono sempre e comunque avidi di camminate sui trampolini e assetati di nuovi idoli. Ma dopo un paio di anni anche il nuovo sindaco sarà diventato un pesce, che è come l’ospite. Se ci fate caso, mentre giocate a briscola, i nostri politici sono come le carte, si mescolano, si rimescolano, ma sono sempre gli stessi; si alternano, cambiano nome ai partiti o cambiano direttamente partito, alcuni hanno addirittura ereditato cromosomicamente l’attitudine a occupare uno scranno e a seguire le processioni dietro il paliotto, di padre in figlio e, soprattutto, ciclicamente criticano l’operato gli uni degli altri, alternativamente, ogni due anni, ma a nessuno salta in mente che se hanno tutta questa intermittente solerzia nel proporre rimedi sui social e ad avere in pugno soluzioni efficaci, avrebbero potuto porle senza indugio in atto quando hanno avuto l’onore di governare, mentre la città non sembra averne avuto alcunché giovamento, resta da sempre immutata, anzi peggiora, inesorabilmente muore.

Impavidi giocatori di briscola

Ma a noi va bene così tant’è che continuiamo impavidi a giocare a briscola; Trani oltretutto è evidentemente scalognata, è come me quando ci gioco, nel suo mazzo vi saranno sicuramente più di un due di coppe e la carta se la ritrova in ogni mano. Bisognerebbe ripartire dal basso, direbbe qualche irriducibile compagno come Doria, ma, caro Giovanni, è così in basso che è finito per sprofondare.


BIO - Alveare - Lavoro per strada, in mezzo alla gente, ascolto il brusio e ho l’impressione di trovarmi in un alveare; salgo e scendo i gradini delle scale, entro ed esco dalle case, dai reparti ospedalieri, delle prigioni e ho l’impressione di entrare e uscire dalle celle esagonali dei favi di un alveare; scorro le notizie e le storie sul mio pc, su e giù e mi ritrovo di nuovo in un alveare di pensieri e avvenimenti; mi fermo un istante e nella mia mente nasce una storia. Lavoro come infermiere nel servizio emergenza urgenza 118 da quattordici anni ma ho la mania della scrittura, della poesia e del racconto e qualcuno è così folle da concedermi lo spazio per farlo, ma, tutto sommato, è meglio incontrarmi in veste di poeta e scrittore. Buona lettura.

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