La reputazione aziendale come capitale da tutelare

Infiltrazione mafiosa e corruzione: l'importanza di prevedere il rischio reputazionale in azienda

Il commento del dottore commercialista Domenico Posca, autore del volume "La responsabilità degli enti e la prevenzione della corruzione e delle infiltrazioni mafiose" edito dalla casa editrice Ad Maiora

Attualità
Trani mercoledì 27 ottobre 2021
di La Redazione
Domenico Posca
Domenico Posca © n.c.

Il rischio reputazionale è il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell’immagine dell’azienda da parte di clienti, controparti, azionisti, investitori o autorità di vigilanza (definizione di Banca d’Italia).
Le aziende basano il proprio successo sull'affidabilità del mercato sul quale opera. Le indagini reputazionali rivestono una grande importanza per la solidità aziendale, la cui reputazione, alla pari di quella delle persone, è un valore assoluto fondamentale da coltivare e mantenere. Abbiamo appronfondito la tematica con il dottore commercialista Domenico Posca, autore del volume "La responsabilità degli enti e la prevenzione della corruzione e delle infiltrazioni mafiose" edito dalla casa editrice Ad Maiora.

 
In una società caratterizzata dalla velocità di trasmissione dati, e conseguentemente di esposizione mediatica, quanto è importante per un'azienda investire nel campo della difesa reputazionale?

Direi fondamentale. Le imprese si trovano esposte ai rischi di corruzione e di infiltrazioni mafiose che possono comprometterne la reputazione. Particolarmente sentita è la richiesta di protezione da tali situazioni. Sono sempre più diffuse, infatti, le strategie delle organizzazioni criminali che puntano all’investimento e all’acquisizione del controllo di imprese legali anche di grande dimensione. La reputazione aziendale come capitale da tutelare. Partendo dall’importanza di investire in questo ambito e dalla priorità della responsabilità sociale d’impresa con particolare riferimento alle piccole e medie imprese. E’ importante tanto il rischio reputazionale derivante da infiltrazione mafiosa che quello scaturente dalla corruzione, tema sul quale assistiamo a un fenomeno dilagante che oggi ha assunto forme nuove, sempre più difficili da identificare e contrastare efficacemente. Il contrasto della corruzione, finora limitato a sanzionare specifiche condotte individuali, per essere realmente efficace dovrebbe concentrarsi su questioni preliminari, aspetti organizzativi, regolazione e procedimentalizzazione di specifiche attività. Occorre spostare il focus sulla prevenzione rispetto alla repressione.

Il Reputation Institute, osservatorio specializzato nella misurazione e gestione della reputazione aziendale, ritiene che per le aziende B2C, il valore reputazionale incida con una percentuale del 67% sulla decisione finale del consumatore. Le caratteristiche del prodotto, dunque, in sé varrebbero sempre meno e contribuirebbero in maniera residuale alla scelta d’acquisto, per circa il 33%. Dall’analisi di questo dato si può dedurre come il prodotto, che un tempo poteva ritenersi il fattore distintivo fra aziende concorrenti, stia divenendo sempre meno rilevante e come l’immagine aziendale stia assumendo un ruolo predominante. È d'accordo con questa tesi?

In parte. L’immagine è importante. Fondamentale. Ma lo è ancora di più il prodotto che rimane elemento fondamentale per il successo di un’azienda. Naturalmente dipende dalla sostituibilità del prodotto. In quel caso l’immagine e la reputazione dell’azienda, a parità di prodotto, diventa elemento distintivo.

L’excursus negoziale e normativo di questi ultimi 10 anni pone in luce l’esigenza crescente di gestire il rischio di infiltrazioni criminali. Il modello organizzativo 231 è un insieme di protocolli che, se applicato correttamente, riduce il rischio di commissione di illeciti penali in quanto regola la struttura aziendale e la gestione dei suoi processi sensibili. È davvero efficace?

I modelli organizzativi 231 non hanno sempre colto nel segno, limitandosi ad assolvere a una mera funzione di esimente rispetto alla responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi. La loro adozione, infatti, non ha impedito il verificarsi di gravi problemi e conseguenti procedimenti penali.  Per agire contro questo tipo di rischi occorre poter contare su consulenti esperti e super specializzati, in possesso del know-how e delle procedure più idonee, in grado di trasferire le conoscenze acquisite per realizzare sistemi di prevenzione e controllo adeguati ed efficaci. Per gestire il rischio, investigare sospetti comportamenti illeciti e, infine, controllare i fenomeni corruttivi e mafiosi anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie (big data e algoritmi avanzati).

Procedure e tecnologie che aiutano a realizzare strumenti di prevenzione della corruzione  e dei tentativi di infiltrazione mafiosa. A partire dalla Due Diligence reputazionale che si può realizzare attraverso la Gap Analysis e i controlli informatici automatizzati. Con riferimento alla prevenzione della corruzione è molto importante la certificazione ISO 37001 con le relative procedure necessarie al suo ottenimento. A tal proposito segnalo IPA Spa, un’organizzazione all’avanguardia in quest’attività a tutela della reputazione aziendale.

Nell’ambito di una corretta strategia di analisi e gestione del rischio, il risk assessment rappresenta un passaggio fondamentale. Si stima che il valore di mercato globale dei sistemi dedicati alla gestione del rischio, stimato pari a 6,25 miliardi di dollari nel 2018, dovrebbe triplicarsi entro il 2026. Questo strategia può davvero rappresentare un strumento imprescindibile nella gestione di un'azienda?

Assolutamente si. Partendo dall’analisi del contesto aziendale occorre procedere alla mappatura delle aree di rischio  e alla definizione delle procedure di controllo con particolare riferimento agli standard di controllo in relazione ai processi strumentali, ai reati societari, ai reati di riciclaggio, auto riciclaggio e ricettazione, ai reati in materia di sicurezza sul lavoro, ai reati informatici, a quelli contro la personalità individuale, ai reati ambientali, ai reati tributari e a quelli di criminalità organizzata. Analizzato il contesto aziendale e compreso i processi aziendali dell’organizzazione, il responsabile 231 deve individuare le aree che per le caratteristiche della società sono più sensibili alla commissione dei reati, per i quali l’azienda potrebbe essere chiamata a rispondere in Tribunale ai sensi del d.lgs. 231/2001

Qual è il suo rapporto con la casa editrice Ad Maiora?

Ottimo. Sono anni che pubblichiamo opere importanti e la casa editrice è all’avanguardia nel comprendere il mutamento del mercato e adotta modalità di distribuzione innovative. I miei complimenti a Giuseppe Pierro e a tutto il suo staff.


 

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