Giustizia tributaria

I nodi della riforma della giustizia tributaria

L'avvocato tributarista Antonio Lattanzio, autore del "Codice del processo tributario" edito da Ad Maiora, fornisce una chiara visione dell'argomento

Attualità
Trani giovedì 22 luglio 2021
di La Redazione
Antonio Lattanzio, avvocato tributarista
Antonio Lattanzio, avvocato tributarista © n.c

La riforma strutturale della giustizia tributaria è stata presentata come una tra le priorità d'azione del Governo all'interno del Piano nazionale di ripresa e di resilienza. L'attuale processo tributario italiano, però, presenta diverse criticità. Allo stato attuale in Italia non è consentito a cittadini e imprenditori di operare in un contesto normativo favorevole, rispetto a quello disponibile in altri paesi europei, né tantomeno l’amministrazione finanziaria è agevolata nell’espletamento dei suoi compiti. Le proposte di riforma per migliorare la qualità della risposta giudiziaria e l’efficienza del sistema sono state indicate nella relazione finale della “Commissione interministeriale per la riforma della giustizia tributaria”. L'avvocato tributarista Antonio Lattanzio, autore del "Codice del processo tributario" edito da Ad Maiora, fornisce una chiara visione dell'argomento.

 

Avvocato Lattanzio, alla luce degli ultimi lavori della Commissione Interministeriale MEF – Giustizia e della priorità d'azione del Governo data alla riforma strutturale, quale giustizia tributaria ci attende nel prossimo futuro?

La Commissione Interministeriale MEF – Giustizia per la riforma della giustizia tributaria il 30 giugno 2021 ha terminato i lavori con la relazione finale che ha inviato al Governo per la formazione della legge delega da inviare al Parlamento il 31 luglio 2021 per l’approvazione definitiva entro il 31 dicembre 2021. All’interno del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la “riforma strutturale della giustizia tributaria” costituisce una tra le priorità d’azione del Governo. Nella relazione finale della Commissione Interministeriale vengono formulate due proposte: la prima, minoritaria, votata dai cinque giudici togati, prevede poche modifiche all’attuale struttura della giustizia tributaria, affidando quest’ultima a giudici onorari, con limitati interventi di giudici togati solo in grado di appello; la seconda, maggioritaria e da preferire, votata dagli otto componenti professori universitari e professionisti, propone invece di: creare la “quinta magistratura” (modificando la denominazione degli organi giudicanti in “Tribunali tributari” e “Corti di Appello tributarie”) con giudici professionali, a tempo pieno, vincitori di concorso pubblico e ben retribuiti; prevedere il contraddittorio generale endoprocedimentale tra Fisco e contribuente, da rispettare sempre; prevedere la possibilità di impugnare il provvedimento di autotutela; prevedere la facoltà del giudice di formulare direttamente una proposta conciliativa, anche in caso di mancata comparizione di una o delle parti, per le controversie di valore inferiore a euro 50.000, con addebito delle spese di giudizio maggiorate alla parte che la rifiuti senza giustificato motivo; prevedere l’inutilizzabilità degli atti acquisiti illegittimamente, che non rispettano i diritti costituzionali; prevedere la facoltà del giudice, su istanza del ricorrente, di autorizzare la prova testimoniale assunta in forma scritta su circostanze oggetto di dichiarazioni di terzi contenute in atti istruttori; prevedere la creazione di una sezione speciale della Corte di Cassazione, anche con funzione predittiva, e con la possibilità di una pace fiscale per chiudere il vasto contenzioso esistente.

Al fine di non disperdere la professionalità e l’esperienza degli attuali giudici onorari e di efficientare la gestione del contenzioso, è prevista l’istituzione di un giudice monocratico onorario, competente per la risoluzione delle liti di valore determinabile non superiore a euro 3.000 e non riunibili per connessione a liti di competenza collegiale. Inoltre, per il solo secondo grado di giudizio, è previsto che i magistrati ordinari, amministrativi e contabili, che abbiano svolto funzioni di giudice tributario onorario per almeno quattro anni, possano chiedere, previa procedura di selezione, l’assegnazione definitiva o la collocazione fuori ruolo presso le Corti di Appello tributarie.

A mio parere, come chiedono con forza le associazioni professionali (vedi Uncat), solo l’attuazione della proposta di riforma formulata dai componenti della Commissione appartenenti al mondo accademico e professionale potrà consentire una reale specializzazione e professionalizzazione dei giudici tributari e, conseguentemente, una concreta tutela dei contribuenti. Infine, come auspicato anche nel PNRR, tanto in un’ottica deflattiva, quanto per garantire il pieno diritto di difesa da parte dei contribuenti, andrebbe assicurato un generalizzato accesso alle fonti giurisprudenziali mediante il perfezionamento delle piattaforme tecnologiche e la loro piena accessibilità, da parte dei professionisti (non solo da parte dell’Amministrazione finanziaria).


A che punto è il processo di semplificazione normativo auspicato e quali vantaggi avrà secondo lei nei confronti dei contribuenti?

Qualcosa si sta finalmente muovendo anche per la riforma fiscale che è una delle azioni chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese e in tal senso è parte integrante della ripresa che si intende innescare anche grazie alle risorse europee.
Lo scorso 30 giugno la VI Commissione Finanze della Camera e la 6^ Commissione Finanze e Tesoro del Senato hanno approvato, dopo settantuni audizioni tenutesi nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla “Riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario”, il documento conclusivo dell’indagine, contenenti i principi cui dovrebbe ispirarsi la Legge delega sulla Riforma fiscale che il Governo dovrebbe presentare entro il prossimo 31 luglio 2021.
Il documento si articola in due parti distinte: una prima parte è dedicata agli obiettivi dell’intervento di riforma che sono individuati nella crescita dell’economia e nella semplificazione e certezza del sistema fiscale; la seconda parte è riguarda, invece, le proposte di singole misure relative ai vari comparti del sistema tributario, dalla tassazione delle persone fisiche, all’Iva, al rapporto tra fisco e contribuenti.
Apprezzabili e condivisibili, almeno in linea di principio, sono gli obiettivi della riforma fiscale (crescita e certezza del diritto), così come, nella parte dedicata alla semplificazione e certezza del sistema fiscale, le proposte relative alla codificazione unitaria delle norme fiscali, all’elevazione a norma di rango costituzionale dello Statuto dei diritti del contribuente e alla cancellazione di alcuni tributi minori. Per quanto concerne poi le singole misure riguardanti i principali segmenti del nostro sistema tributario, molto apprezzabili sono alcune proposte relative all’Irpef, come quella della creazione di un’unica categoria di redditi finanziari o il potenziamento del regime forfettario per i lavoratori autonomi con fatturato entro euro 65.000 annui, con la previsione di un’aliquota piatta, per un biennio, sul reddito incrementale che ecceda tale soglia.


Quali sono le difficoltà maggiori incontrate oggi da professionisti del settore (dottori commercialisti, avvocati tributaristi, ecc.)?

Senza dubbio vi è la necessità di una complessiva riforma del nostro sistema fiscale, il quale dovrà essere in grado di adeguarsi al nuovo contesto economico-sociale nel quale sono mutate le strutture e le tecniche produttive, il sistema commerciale, il lavoro, le professioni, la vita familiare, ecc.
Come evidenziato ormai da tempo dai professionisti (dottori commercialisti ed avvocati tributaristi) e dagli imprenditori, negli ultimi decenni il sistema fiscale è stato oggetto di interventi legislativi frammentari, disorganici e inadeguati che, senza saper intercettare i mutamenti del contesto economico-sociale, hanno reso il nostro sistema fiscale un complesso labirinto normativo a discapito della semplificazione e della certezza delle regole, che invece dovrebbero costituire i principi fondamentali dei rapporti tra Fisco e contribuenti. Basti pensare che la guida per compilare il modello 730 consta di 136 pagine, mentre quella del modello Redditi PF ben 331 pagine. Ancora per avere un’idea della complessità del nostro sistema fiscale, l’Irpef viene caratterizzata da 54 parametri.
La situazione è stata aggravata dall’emergenza pandemica che si è trasformata in emergenza economica e sociale e i professionisti sono stati chiamati ad affiancare le imprese travolte dalla crisi. La nostra professione poggia su asset fondamentali: preparazione e competenza tecnico-giuridica, etica, autorevolezza, fiducia, riconoscimento da parte dello Stato, condivisione di cultura ed esperienze tra professionisti. Ma oggi non bastano. Lo Stato deve creare le condizioni normative e di contesto che rimuovano le incertezze fiscali che oggi attanagliano l’economia nazionale. Nell’attuale situazione di smisurata e frammentaria produzione legislativa l’avvocato tributarista riveste un ruolo fondamentale non solo nella tutela procedimentale e processuale dei diritti dei contribuenti ma prima ancora nell’offerta di pareri e consulenze tecnico-giuridiche nella complessa applicazione pratica delle norme tributarie.


Il suo Commentario del processo tributario edito da Ad Maiora a chi si rivolge e come è strutturato?

Il Commentario del processo tributario, edito da Ad Maiora, è stato pensato e voluto per gli operatori del diritto, per coloro i quali vivono a contatto con il sistema della giustizia tributaria. La mia esperienza professionale ed accademica (come dottore commercialista, avvocato tributarista, cultore e docente “a contratto” di diritto tributario) è stato motivo d’ispirazione per un approccio critico, in un’ottica propositiva e migliorativa, rispetto ai vari istituti del processo tributario, alle sue fasi ed al suo costante divenire. 
Il libro si propone come un prezioso ed efficace strumento di lavoro per i giudici tributari, gli avvocati, i dottori commercialisti e gli esperti contabili, i notai, i funzionari e gli impiegati degli enti impositori e delle Commissioni tributarie, nonché come utile strumento di consultazione per i cultori della materia tributaria e indispensabile strumento di studio per quanti si apprestino ad affrontare esami o concorsi, in particolare quello dell’Agenzia delle Entrate. 
Esso ricalca la struttura del decreto legislativo n. 546/1996 e si compone di 3 titoli (disposizioni generali, il processo, disposizioni transitorie e finali), i primi 2 suddivisi rispettivamente in 2 e 4 capi (del giudice tributario e i suoi ausiliari, delle parti e della loro rappresentanza e assistenza in giudizio; il procedimento dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, i procedimenti cautelare e conciliativo, le impugnazioni).
Per ogni articolo del decreto, il Codice contiene un ampio commento (Sezione di approfondimento dottrinale) che costituisce una ragionata guida verso la soluzione teorico-pratica; gli argomenti sono approfonditi con l’individuazione della casistica e dei profili processuali relativi ai vari istituti alla luce delle autorevoli elaborazioni dottrinali e dei prevalenti orientamenti giurisprudenziali.

Il commento di orni articolo è seguito dalla Sezione di approfondimento giurisprudenziale che contiene un’ampia ed aggiornata selezione della casistica relativa alla giurisprudenza della Cassazione. 
Per le sue caratteristiche, il Codice del processo tributario, edito e venduto da AdMaiora su tutto il territorio nazionale, sta riscuotendo un ampio consenso tra i professionisti, gli operatori e i cultori della materia tributaria, i quali apprezzano la trattazione organica dei diversi istituti processuali che fornisce un quadro completo e coordinato delle principali soluzioni interpretative dottrinali e giurisprudenziali. In buona sostanza, il volume risulta originale e molto utile perché consente di coniugare efficacemente le esigenze pratiche di natura professionale con quelle teoriche, senza rinunciare al rigore scientifico. 
Il Codice del processo tributario vuole essere uno strumento di particolare utilità ed efficacia proprio in questo periodo in cui è in discussione la riforma della giustizia tributaria, insieme a quella del sistema fiscale nel suo complesso, auspicando un rafforzamento della giurisdizione speciale tributaria, con rilevanti modifiche all’organizzazione strutturale dei giudici che la esercitano. 
Il Codice si inserisce, quindi, in questa prospettiva di riforma per dare slancio teorico-pratico all’approfondimento del processo tributario, la cui particolarissima rilevanza sul piano economico-sociale accentua l’esigenza di assicurare un’adeguata specializzazione di tutti gli operatori del settore tributario, a reale tutela dei contribuenti.


Come reputa la sua esperienza con la casa editrice Ad Maiora?

Senz’altro positiva e molto stimolante. La nostra collaborazione è iniziata sedici anni fa con la pubblicazione del mio libro “La tutela del contribuente nel procedimento tributario”, che al di là di ogni aspettativa, è stato molto apprezzato dai professionisti del settore tributario. Nel tempo, la casa editrice AdMaiora, capitanata dal Dott. Giuseppe Pierro, sensibile, intuitivo e lungimirante imprenditore, è cresciuta e si è sempre più affermata nel panorama editoriale professionale e, grazie alla passione e all’impegno di tutto il team aziendale, sempre pronto ad affrontare nuove sfide, oggi rappresenta un valido esempio di efficace imprenditoria, dimostrata soprattutto in momenti molto difficili, che ha continuato ad investire.

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