Il periodo del primato commerciale

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Silvia Falco
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Genesi dello sviluppo marittimo e commerciale anteriore al Mille

La storia generale ha accertato il dominio di Odoacre in Italia dal 476 al 493 e poi successivamente quello degli Ostrogoti, cacciati dai Bizantini in seguito alla guerra Greco-Gotica (535-553). Mentre le prime due dominazioni non facevano eccessivamente avvertire le loro conseguenze in Puglia (non si ha notizia di confische di beni, ma solo della cessione di un terzo delle rendite), la conflittualità bellica greco-gotica solo per poco lasciò indenni le terre pugliesi: verso la sua conclusione, registrò la devastazione di molte città dai parte dei Goti.
L’arrivo dei Longobardi in Italia nel 568 lasciò la Puglia ai Bizantini, ma la successiva costituzione del ducato longobardo di Benevento creò un avamposto per frequenti scorrerie tant’è che nel VIII secolo Trani cede al dominio longobardo. Nell’agitatissimo periodo storico appena riassunto Trani, anche se massacrata, non fu certo distrutta: sicuramente può essersi verificato uno sfollamento dell’abitato costiero a vantaggio delle terre interne (così si spiegherebbe l’esistenza di quei loci extraurbani come Giano, Casamassima, Torricella ed altri), ma senza che tale esodo abbia mai comportato un definitivo abbandono del primitivo nucleo abitato. Il dominio bizantino dovette sicuramente far scoprire ai Tranesi il beneficio del commercio sui mari, mentre sotto i Longobardi, che non si prendevano eccessivamente cura delle città costiere, Trani, pur dipendendo nominalmente dai loro gastaldi, godeva di propria autonomia. Nel VII secolo Trani innalza la sua cattedrale di S.Maria della Scala che, misurando una superficie di circa 320 mq, oltre a dimostrare un discreto sviluppo demografico, testimonia una efficiente organizzazione comunitaria e una discreta capacità economica. Allo stesso secolo risale l’impresa del trafugamento da Brindisi del corpo di S.Leucio. Quindi già in questo periodo è accertata un’intensa attività marinara, organizzata e ardita se i marinai tranesi potevano permettersi un certo tipo di imprese: una graduale evoluzione di un fermento marittimo e commerciale che culmina nell’XI secolo con gli Statuti Marittimi e l’erezione del Duomo è, quindi, non solo il frutto di argomentazioni induttive, ma un fenomeno storicamente provato.

Eventi d’eccezione dell’XI secolo: gli Statuti Marittimi e il Duomo

Dal VII al IX secolo la vitalità di Trani aveva registrato altre significative prove: anche se le incursioni saracene non l’avevano risparmiata, la città aveva beneficiato indirettamente di tali scorrerie perché dopo la distruzione di Canosa dell’813, furono trasferite a Trani le magistrature civili ed ecclesiastiche canosine, ossia il Gastaldo e il Vescovo. L’881 è la data che segna, invece, il trapasso dei poteri nuovamente nelle mani dei Bizantini: la città torna suddita per la seconda volta dell’Impero d’Oriente e tale dominio, durato 250 anni fino all’avvento dei Normanni, fu caratterizzato da un radicale riordinamento amministrativo delle terre occupate e da una sistematica ingerenza religiosa, nella speranza che il vincolo spirituale potesse tener meglio assoggettate le popolazioni. Il ruolo di primissimo ordine tenuto da Trani nel contrasto religioso fra Occidente e Oriente è indice di un prestigio particolare di cui la città godeva e di una spiccata premura di Bisanzio nell’assicurarsi il possesso della città. Tale ruolo di rilievo è confermato dalla promulgazione degli Statuti Marittimi. Gli Ordinamenta et Consuetudo Maris emanati nel 1063 da Angelo de Bramo, Simone de Brado e Nicola de Rogerio, consoli in arte del mare, sono il primo codice marittimo del mondo, con cui vengono fissate per iscritto consuetudini di marineria mercantile:se da una parte costituiscono la testimonianza della florida situazione economica della città nel secolo XI, dall’altra rappresentano un contributo di notevole importanza nel processo di formazione del diritto italiano della navigazione. Altro evento d’eccezionale interesse dell’XI secolo è la costruzione della Cattedrale: un’impresa del genere, non sovvenzionata da alcun mecenate, presuppone una salda organizzazione comunitaria ed una capacità contributiva di una vasta cerchia di cittadini. Quest’ultimo aspetto interessa soprattutto ai fini dell’indagine sul primato commerciale di Trani, senza sottovalutare, però, le considerazioni sui meriti dell’animatore di quest’opera, l’Arcivescovo Bisanzio (1063-1120): fu il primo dei Prelati Tranesi ad essere insignito dell’onorifico attributo di Arcivescovo Metropolitano direttamente dal Romano Pontefice. L’occasione della venuta in Trani nel 1094 di S.Nicola Pellegrino, e della sua canonizzazione, ottenuta per opera dello stesso Bisanzio nel 1099 da papa Urbano II nel Concilio di Melfi, suggerì all’intraprendente Arcivescovo l’erezione di un tempio che non fosse da meno rispetto alla vicina cattedrale di Bari.

Il dominio Normanno

L’XI secolo, da un punto di vista politico, si apre sotto il dominio normanno contro cui i Tranesi dimostrano a lungo irrequietezza e disapprovazione, sfociate in una serie di rivolte. Sin dal 1043, in una spartizione di terre fatta in Melfi tra i Normanni, Trani era toccata in sorte al Conte Petrone, ma costui potrà entrare in possesso dell’ambita città solo nel 1073 e solo presentandosi come ufficiale dei Bizantini, con cui era entrato in segrete pratiche. Ma, convocato a Melfi da Roberto il Guiscardo, si rifiutò di prestare giuramento e si rifugiò a Trani, dove per 15 giorni sostenne l’assedio del Guiscardo, il quale con l’aiuto di  un esercito di Baresi indusse alla resa i Tranesi e il Conte. Il Giuscardo non menomò gli ordinamenti civili interni della città e la lasciò ancora affidata al dominio del conte Pietro che nel 1079 spinse ancora i cittadini alla ribellione: il potere normanno era ancora instabile e poco consolidato. Basti pensare che tra il 1127 e il 1139 Trani si rese libera da ogni giogo, come risulta dagli atti pubblici relativi a questo periodo che non recano intestazione di alcun sovrano. Solo dopo questo periodo il dominio normanno su Trani divenne definitivo. La città fu molto ben trattata da Ruggiero, duca di Puglia e figlio del re: le si concedeva onorevole libertà e non si toccava nulla del suo ordinamento interno; il solo rappresentante del sovrano ero lo stratego o il baglivo che doveva essere forestiero, ma i giudici e i notai sarebbero stati sempre tranesi. Tuttavia Trani tornò a ribellarsi sotto Guglielmo I il Malo e fu trattata molto duramente nella repressione, mentre il suo successore Guglielmo II il Buono, volendo compensarla dei danni ricevuti, la favorì, sostenendo e incoraggiando il suo commercio marittimo. Quando finalmente le città pugliesi capirono che il dominio dei Normanni era diverso dai precedenti e cominciarono a constatare che le loro attività economiche trovavano maggiore sviluppo sotto la guida normanna, che fra l’altro poneva fine al logorio degli antagonismi tra le città vicine, una dopo l’altra si rassegnarono a vita sottomessa nell’ambito del regno unitario e tra queste anche Trani.
 
Il dominio Svevo

L’egemonia commerciale di Trani sui mari appare ancora più evidente sotto gli Svevi, o perché di tale periodo si può disporre di una più ampia documentazione o proprio perché dai monarchi di tale dinastia era effettivamente dato maggiore incremento alla caratteristica di città marinara. Nel 1196 Trani aveva già ottenuto dal re di Cipro, Almerico, un diploma che concedeva ai naviganti di entrare liberamente nei porti e di esercitare il commercio senza pagare alcuna tassa; adesso, durante il regno di Federico II, con il privilegio del 28 aprile 1215 si concede ai Tranesi che non possano essere giudicati se non da giudici locali, né deferiti ad altro foro diverso, che siano esonerati dalle tasse di scalaggio e ancoraggio per tutta la fascia costiera da Trani a Brindisi e l’esonero da spedizioni militari terrestri in cambio dell’onere di armare due galee. Manfredi continuò la politica paterna e nel 1251 concesse che fosse proibita l’importazione di vino, essendovene grande abbondanza nella città stessa e quattro anni più tardi esentò da ogni diritto fiscale le contrattazioni concluse nei giorni della fiera di S.Nicola Pellegrino.

Le Crociate

Nello sviluppo dell’attività commerciale assumono anche per Trani un’importanza notevole le Crociate: è noto che tali imprese belliche, pur ispirate da un intento religioso, ebbero come maggiore effetto quello di intensificare le relazioni economiche tra Oriente ed Occidente; meno noto, forse, è il ruolo ricoperto dalle principali città costiere della Puglia e, fra le prime, Trani. Si può ipotizzare che, quando Papa Urbano II e Pietro l’Eremita vennero in Puglia per propagandare l’arruolamento dei Crociati abbiano fatto sosta in città; ma frutto di concreta documentazione e non di pura ipotesi è che Trani fu terra ospitale dei Crociati in transito. I cavalieri Templari, proprio vicino al porto, fondarono un grande ospizio i cui resti si osservano ancora presso la Chiesa di Ognissanti , costruita successivamente proprio da detti cavalieri nello spazio una volta occupato dal vestibolo del loro ospedale. Al pari di altre città pugliesi, anche Trani armava delle galee per le Crociate e i suoi marinai, espertissimi di quei mari, trovavano sugli scali del Levante da scambiare i loro prodotti agricoli con tutti gli articoli di commercio orientale di cui la società civile occidentale non sapeva più fare a meno.

Gli Ebrei a Trani

I documenti più antichi della permanenza degli Ebrei in Trani consistono in un privilegio di re Guglielmo II (1166-1189) e nella conferma fattane dall’Imperatore Enrico VI con un diploma del 1195, con cui veniva posta sotto la speciale sorveglianza dell’Arcivescovo la Giudecca: infatti, come ogni altra colonia straniera, i Giudei occupavano un proprio quartiere della città che, incominciando da Porta Antica, si estendeva per un lato fino a Scolanova e per un altro fino all’odierna Chiesa di S.Anna comprendendo ben quattro sinagoghe. Ebbero, inoltre, anche un proprio cimitero che si estendeva fuori dalle mura, al di là dell’odierna chiesa di S.Francesco. Che gli Ebrei costituissero già nel 1195 una nutrita colonia che meritava il nome ufficiale di Giudecca è un fatto che autorizza l’ipotesi di una residenza dell’elemento semitico in Trani già da diversi anni prima. Numerose, anche se molto contrastanti, sono state, nel corso dei secoli, le vicende della colonia ebraica. Limitandoci ad un’analisi di quelle più significative, sicuramente è importante porre attenzione sull’apertura politica e culturale di Federico II, anticipatore di migliori tempi di tolleranza religiosa e di pacifica convivenza di popoli, nei loro confronti: con un diploma del 1221, dopo aver confermato i privilegi, le consuetudini e le usanze degli Ebrei già vigenti al tempo di Guglielmo II e di Enrico VI, dispose che nessun cristiano potesse far testimonianza contro un Ebreo e viceversa e che, otre al contributo fisso che la comunità era tenuta a corrispondere annualmente alla Chiesa, non erano obbligati ad altro, salvo che ciò si fosse reso necessario per le esigenze della Corona. Ma le condizioni e le premesse fatte non sempre venivano rispettate, fino a quando, sotto il dominio angioino, la situazioni per gli Ebrei precipitò: con minacce e persuasioni venivano indotti a convertirsi al Cristianesimo. Inoltre si chiedevano loro prestiti forzati, si pretendevano altissimi diritti sulle attività che esercitavano oltre quella del cambio (tintoria e macellazione), gli ufficiali regi toglievano dalle loro case perfino i letti, mentre gli Arcivescovi ne ordinavano la carcerazione se non avessero soddisfatto le loro pretese. Ai tempi di Carlo III fu persino ceduto ai frati di S.Domenico il suolo destinato a cimitero ebraico e furono trasformate in chiese cristiane le quattro sinagoghe. Alterne vicende di cacciate e riammissioni degli Ebrei si ebbero fino al 1541 quando, per ordine di Carlo V, furono espulsi dal Regno di Napoli, pena la morte per chi avesse disobbedito: il disgregarsi della comunità ebraica coincise con la progressiva e inevitabile rovina del fiorente movimento commerciale per Trani.

Il dominio angioino

L’inizio del dominio angioino ha segnato per Trani un periodo di forte crisi economica coincidente con l’accresciuta potenza delle repubbliche marinare, specie di quella veneta. Numerosi sono gli eventi che possono essere ricordati a conferma di tale situazione che ha attanagliato la città fino al XV secolo, quando, con gli Aragonesi, ha ripreso l’intensa e febbrile attività di un grande centro commerciale. Nel 1304 Carlo II d’Angiò, su petizione dei cittadini, aveva concesso la riduzione delle collette da 509 a 300 once, a condizione che la somma risparmiata fosse impiegata nell’esecuzione di lavori di riparazione del porto. Non vanno dimenticate neanche le contese tra Trani e Venezia nella prima metà del secolo cui non si riuscì a porre soluzione se non nel 1343, con quell’accordo che costituisce il più importante documento sul commercio veneto-tranese del tempo. Si aggiungano, poi, le agitazioni e le sanguinose conseguenze dell’arrivo nel Regno di Napoli di Luigi d’Ungheria, a causa delle quali Trani fu saccheggiata e pesantemente danneggiata. Un’ulteriore conferma delle gravi condizioni economiche di Trani nel periodo considerato si ha da un documento del 1354 col quale Roberto, principe di Taranto e signore di Trani, accogliendo l’istanza dell’Università che rappresentava l’impossibilità della città di sostenere pesanti oneri fiscali trovandosi spopolata e immiserita per la peste e le rovine della guerra, riduceva ulteriormente  a 200 once la contribuzione cittadina.

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