La nota della consigliera regionale

Emergenza canili, Grazia Di Bari (M5S): «Storia di ordinario ping pong»

«La sostanza è che un ufficio comunale non risponde ad un altro ufficio comunale ed il privato rimane sospeso per anni in attesa di sapere se può o meno procedere con la propria attività»

Politica
Trani mercoledì 19 aprile 2017
di La Redazione
randagismo © n.c.

Si ritorna a parlare del problema del randagismo, diffusa su territorio andriese, e dei problemi legati all'intricata questione dei canili: la nota della consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Grazia Di Bari ricostruisce quella che definisce una "storia di ordinario ping pong", cioè di rimpalli tra uffici comunali, che determinano i consueti problemi burocratici.

«In questi giorni mi sono occupata della situazione dei ricoveri per cani a Trani, assieme al deputato Giuseppe D’Ambrosio e alle consigliere comunali tranesi del Movimento 5 Stelle Antonella Papagni e Luisa Di Lernia. Anche quanto avviene ad Andria merita attenzione, soprattutto per gli errori ad opera dell’amministrazione comunale.

É servita una sospensiva del TAR per arginare una situazione che rischiava di diventare ancor più clamorosa di quello che già è stata. Dopo aver chiuso le strutture esistenti sul territorio, il Comune di Andria era arrivato a chiedere alla Asl Bat tramite il Sindaco un parere sulla reimmissione sul territorio andriese di centinaia di cani. Ovviamente la struttura sanitaria regionale aveva risposto che "non si possono reimmettere sul territorio considerato l'ingente numero, 245, che andrebbe a creare notevoli problematiche di ordine e incolumità pubblica, e considerato, il lungo tempo di ricovero nelle strutture rifugio dei suddetti cani, che li ha resi di fatto incapaci ad adattarsi a vivere sul territorio".

Ma perché si era giunti alla chiusura di tali strutture private? Da quello che siamo riusciti a sapere, anche grazie agli atti ottenuti dal nostro portavoce alla Camera dei Deputati Giuseppe D’Ambrosio e con l’aiuto dei nostri consiglieri comunali pentastellati andriesi, si evince che i titolari dei canili privati avevano depositato presso il Comune di Andria pratiche relative alla sistemazione delle rispettive strutture, forti del parere favorevole del Servizio Veterinario. Il Settore Sviluppo Economico pare sia rimasto in attesa per molti mesi di un riscontro dal Settore Tecnico, per cui alla fine, in assenza di stimoli, ha dovuto chiudere il procedimento con le revoche poi impugnate dai titolari delle strutture al TAR.

In questa storia di ordinario ping pong, in cui sono state richiamate normative e coinvolti uffici regionali, la sostanza è che un ufficio comunale non risponde ad un altro ufficio comunale ed il privato rimane sospeso per anni in attesa di sapere se può o meno procedere con la propria attività. Il destino di un’impresa privata è alle speranze degli uffici del Comune.

Non ho ancora ricevuto risposte da parte dell’amministrazione comunale di Andria. Chissà quando si decideranno: spero arrivino soluzioni intelligenti e prudenti, e soprattutto responsabili, perché chi pensa solo di liberare centinaia di cani randagi per strada non ha evidentemente a cuore né la salute dei cani né quella dei cittadini».

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