Cultura
08 febbraio 2010

I nuovi orari della Pinacoteca a Palazzo Beltrani

Ancora visitabile la mostra di Ivo Scaringi

di redazione

Cambiano gli orari, non cambia il fascino e la magia di opere straordinarie che meritano di essere ammirate.

A Palazzo Beltrani, da febbraio la Pinacoteca “Ivo Scaringi” è visitabile tutti i giorni, dalle ore 11 alle 13 e dalle 18 alle 20 (i prefestivi e i festivi fino alle 20.30), esclusi i lunedì.

La Pinacoteca ospita la Mostra a cura di Lucia Rosa Pastore “Ivo Scaringi. Opere” (catalogo Mario Adda Editore 2009), allestita in sette grandi sale del primo piano, con pannelli didattici e documenti, che mirano a fornire un itinerario del percorso creativo dell’artista. Un ampio spazio è riservato alla produzione grafica e all’attività di illustratore. Ingresso libero.

Info: Pinacoteca Scaringi, via Beltrani, 51 - Trani, 0883.584895.
con preghiera di pubblicazione e / o partecipazione
infostampa: Mariapina Mascolo 333.5859893 mariapinamas@libero.it

PALAZZO BELTRANI
Palazzo Beltrani, nel borgo antico, è un luogo rappresentativo della città, anche per essere stato nell’Ottocento la dimora di Giuseppe Beltrani (per due volte sindaco), un vero e proprio mecenate delle arti, tanto da promuovere i restauri del teatro comunale (purtroppo demolito nel 1958) e da essere committente del sipario dipinto da Biagio Molinaro.
La famiglia Beltrani - che ha dato i natali anche al celebre storico Giovanni - ha sempre ospitato in questo Palazzo un cenacolo di intellettuali e artisti.

Il passato rende, così, ancora più saldo il legame con l’attuale rifiorire della vita culturale della città. Il Palazzo finalmente è stato restituito alla collettività, dopo un lungo periodo di restauri, avviati da Mauro Civita nei primi anni ’80 e portati verso la conclusione da Pietro de Feo e Rachele Minutillo.

Il Palazzo è stato inaugurato con una grande mostra antologica sul pittore tranese Ivo Scaringi (nato a nel 1937 e scomparso nel 1998), di cui sono esposte 87 opere rappresentative dell’intera produzione artistica: oltre ai numerosi dipinti, anche acquerelli, pastelli e illustrazioni a stampa. La mostra, curata dalla storica dell’arte Lucia Rosa Pastore, è stata realizzata grazie alla disponibilità della famiglia Scaringi e all’impegno del sindaco di Trani, Giuseppe Tarantini e del dirigente Servizio Pinacoteca Giuseppe Affatato.

IL PERCORSO DELLA MOSTRA“IVO SCARINGI. OPERE”
La mostra è allestita in sette grandi sale del primo piano: il percorso espositivo inizia dalle prove giovanili – esemplificabili nei paesaggi pugliesi (tra cui il Paesaggio di Gravina) e negli autoritratti degli anni Cinquanta – per continuare con la serie delle Ricomposizioni attestanti, nei primi anni Settanta, l’intervenuto processo di astrazione
delle forme naturali.

L’itinerario prosegue con la serie dei Ripostigli e dei Fagotti, misteriosi e inestricabili involucri di un’altissima misura interiore.

Uno spazio particolare, inoltre, è dedicato alla personale rilettura della tradizione pittorica museale, ispirata alla Zattera della Medusa di Géricault e alla Giornata d’Inverno di De Nittis. Completano l’allestimento i cicli delle Vegetazioni e delle Visite, dove i segni del vissuto di Scaringi convivono con frammenti scultorei, di estrazione remota.

Note della curatrice Lucia Rosa Pastore:
Palazzo Beltrani, ritornato agli antichi splendori dopo un restauro avviato nel 1986, è stato inaugurato con l’apertura della Pinacoteca “Ivo Scaringi” e una mostra permanente di opere dell’artista- Maestro indiscusso dell’arte pugliese della seconda metà del Novecento - destinate dalla famiglia alla nascente istituzione. La mostra, che comprende ottantasette opere e svariati materiali a stampa a carattere documentario, occupa sette
grandi sale del primo piano, cui si aggiunge uno spazio appositamente riservato alla proiezione di un dvd con una testimonianza diretta dell’artista.

La mostra mira a fornire un itinerario, per quanto più possibile esaustivo, del percorso creativo di Scaringi, dalle prove giovanili – i paesaggi e gli autoritratti degli inoltrati anni Cinquanta – fino ai lavori più recenti culminanti nella serie di opere – gli oli e i bellissimi inchiostri – che paiono configurarsi, a pochi mesi dalla prematura scomparsa, come un malinconico commiato. Risultano presenti, all’interno di questo itinerario, alcune opere capitali, come ad esempio, Paesaggio di Gravina, esposto nel 1961, le Ricomposizioni, attestanti, nei primi anni Settanta, l’intervenuto processo di astrazione delle forme naturali, o, più tardi, la serie dei Ripostigli e dei Fagotti, misteriosi e inestricabili involucri di un’altissima misura interiore. Uno spazio particolare, inoltre, è dedicato alla personale rilettura della tradizione pittorica museale, con gli oli e i numerosi studi dedicati al Naufragio della zattera della Medusa di Géricault.

Ulteriormente stimolanti si configurano la serie delle Vegetazioni e delle Visite dove i segni del suo vissuto convivono con lacerti scultorei di ascendenza romanica ad attestare la forza significante di un passato che si dilata incommensurabilmente, lasciando tracce tangibili nel presente. Un’ampio spazio, infine, è riservato alla produzione grafica e all’attività di illustratore.

La biografia
Ivo Scaringi nasce a Trani il 6 giugno del 1937. Fin dalla tenera età frequenta la bottega del padre Nicola, scultore, allievo, a sua volta, di Antonio Bassi.

Nel 1957 si iscrive all’Istituto Statale d’Arte di Bari dove insegnano Roberto De Robertis, Vito Stifano, Francesco Spizzico. Di quest’ultimo, destinato a influenzare sensibilmente il suo lavoro, almeno in una fase iniziale, frequenta, nei mesi estivi, la bottega di decorazione, sita a Bari vecchia.

Completati, nel 1961, gli studi e intrapresa, nello stesso Istituto, la carriera di insegnante – vi rimarrà fino al 1968, per poi insegnare Educazione artistica nelle scuole medie di Molfetta e Trani – Scaringi trarrà rinnovati stimoli dall’incontro con il pittore materano Luigi Guerricchio, reduce da un lungo, proficuo soggiorno milanese. Stimolanti si riveleranno i contatti con altri giovani artisti: Salvatore Salvemini, Salvatore De Judicibus, Francesco Prelorenzo, con i quali condividerà l’esigenza di imprimere un decisivo impulso di rinnovamento al corso della pittura pugliese. Con costoro e con il fratello Franco, anch’egli pittore, Scaringi darà vita, nel 1965, a un sodalizio denominato “Nuova
Puglia”. Gli esiti di queste esperienze approderanno nella mostra organizzata a Bari, nell’autunno del 1965, alla galleria “Il Sagittario” dove risulteranno presenti, con Ivo e il fratello Franco, Guerricchio, Salvemini, Prelorenzo, Landi, Martiradonna, Nuovo, Vallarelli.
Nel frattempo viene svolgendo un’intensa attività espositiva, gratificata da numerosi premi e riconoscimenti.

Scioltosi il gruppo “Nuova Puglia”, nel 1971 si costituisce un nuovo sodalizio, a quello idealmente collegato, denominato “Immaginazione e realtà”, che annovera al suo interno, accanto ad artisti già presenti nel precedente raggruppamento – Ivo e Franco Scaringi, Landi, Martiradonna, Salvemini –, Addamiano, Grillo, Morelli. Un consuntivo di queste ricerche si rintraccia nella mostra allestita, nell’ottobre di quello stesso anno, alla Pinacoteca Provinciale di Bari, seguita, due anni dopo, da un’altra collettiva ad Avezzano, l’ultima del gruppo.

Un’ulteriore tappa del suo percorso creativo si coglie, inoltre, nella personale allestita, nel 1975, alla galleria “Il fante di fiori” di Bari che contempla un ampio repertorio attestato sui temi, divenuti ricorrenti, delle ricognizioni, delle ricomposizioni, degli inventari. A questa personale ne seguiranno altre: nel 1980 alla “Nuova Vernice” di Bari – in prevalenza acquerelli e acrilici - che documenta l’esigenza di instaurare un rapporto più diretto con il reale, e, nell’ottobre del 1981, alla galleria “La nuova papessa” di Roma.
Nel 1984, insieme a Guerricchio, Labianca e Morelli, prende parte alla mostra itinerante, che da Taranto approderà al Castello Svevo di Bari, intitolata D’apres Géricault, con esercizi pittorici liberamente tratti da La zattera della Medusa. Dieci anni dopo gli esiti della sua attività più recente, annoverante i temi delle visite, delle vegetazioni, dei
paesaggi murgiani, delle marine e degli oggetti desunti dalla quotidianità si rintracciano nella personale organizzata al Museo Diocesano di Trani, in parte riproposta, l’anno dopo, alla galleria “Arte Spazio” di Bari.

La malattia lo coglie, nell’estate del 1997, in una fase di pieno fervore creativo. Morirà l’anno dopo, all’età di sessantuno anni, lasciando incompiuto nel suo studio l’ultimo Autoritratto.

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