Secondo appuntamento con la rubrica di Luca Pilato, guida turistica

Arnia. Testimonianze sulle criticità del porto di Trani nei secoli passati

Da Richard de Saint-Non a Henry Swinburne, sono numerosi gli scrittori che riportano informazioni e dettagli su alcune problematiche del passato nel porto di Trani

Cultura
Trani sabato 28 ottobre 2017
di Luca Pilato
Porto di Trani, visuale dal Fortino della Villa
Porto di Trani, visuale dal Fortino della Villa © Luca Pilato

Le considerazioni sul porto di Trani da parte della viaggiatrice Janet Ross (il cui profilo è stato approfondito nella scorsa puntata di questa rubrica), non si limitano all’onirica visione dell’arrivo della principessa Elena d’Epiro promessa sposa al biondo Manfredi, ma sono arricchite dalla descrizione del porto così come appariva alla fine dell’800: “The entrance from the sea is narrow, and now the mud has so filled up the harbour that only small ships can get in”, un porto, quindi, poco profondo e caratterizzato da uno stretto ingresso, sebbene Trani, prosegue la scrittrice inglese, “once had a large commerce with the East and was one of the ports whence the crusaders embarked for the Holy Land”, fosse interessata, quindi, in passato da traffici commerciali verso l’Oriente e vantasse la presenza di un porto che era luogo di imbarco per le Crociate verso la Terra Santa. In realtà, sono numerose nei secoli passati le testimonianze attestanti le condizioni del bacino portuale non sempre idonee alla navigazione.

La ricchezza delle testimonianze del '700

Prima di Janet Ross, fu l’abate francese Richard de Saint-Non, nella seconda metà del ‘700, a giungere in visita a Trani e a riferire nel suo diario di viaggio “Voyage pittoresque”: “elle a de plus un port excellent, quoique l’entrée en soit assez difficile et qu’il se remplisse aisément de sable”, un porto che, sebbene risultasse eccellente, presentava, dunque, alcune criticità connesse ad un ingresso poco agevole e al rischio di insabbiamento. Nella seconda metà del ‘700 giunse a Trani anche Henry Swinburne che in “Travels in the two Sicilies” a proposito del porto riferisce: “The harbour is incircled by the town, and has scarcely depth of water enough to set a boat afloat; the corn ships are obliged to come to an anchor a couple of miles off, and take in their lading from lighters”, acque poco profonde, quindi, da costringere le imbarcazioni adibite al trasporto del grano a servirsi di barche più piccole per scaricare le merci sulla terraferma.

Il re e 'u petreseine

È doveroso ricordare, infine, il curioso aneddoto raccontato dal sacerdote Salvatore Capozzi nella sua celebre “Guida di Trani”: protagonista di questa vicenda è un visitatore di prestigio, re Ferdinando II di Borbone che, nel 1847, giunto in carrozza sul fortino constatava da quel punto l’amara realtà consistente in un’incredibile scarsità d’acqua nel bacino portuale. Proprio in quel frangente, un tale di nome Paolo, conosciuto con il nome di Trappitaro, rivolgendosi al re esclamò: “Maestà, dò si paute chiantè ‘u petreseine” (prezzemolo, nda). Una frase dialettale, tagliente e provocatoria, che non necessita di traduzione alcuna e che sintetizzava tutto il malcontento di chi, probabilmente, vedeva nel mare l’unica fonte di sopravvivenza. Fu, in ogni caso, abbastanza energica tanto da indurre il Re ad autorizzare il Municipio ad imporre il dazio sul vino di “un tornese a carafa” con la finalità di apportare migliorie (il progetto stilato non trovò compimento) al bacino portuale di Trani, croce e delizia di una città che nel passato, nonostante tutto, come vedremo, ha fatto leva proprio sul commercio marittimo per accumulare le sue ricchezze.


Biografia di Luca Pilato

Laureato in Filologia, letterature e storia dell'antichità presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro", coltiva da sempre un grande interesse per l'arte, la letteratura e la storia locale che lo porta, dopo il conseguimento dell'abilitazione di guida turistica, a ideare il sito web antiquaitinera.it, un progetto che unisce visite guidate e letteratura odeporica. All'amore per il passato e l'antichità coniuga anche la passione per la musica: è, infatti, studente di pianoforte presso il Conservatorio "Niccolò Piccinni" di Bari.

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