Sviluppi giudiziari

Condotta sottomarina, a settembre al via il processo

Rinviato a giudizio anche l’amministratore unico dell’Amiu, Guadagnuolo

Cronaca
Trani giovedì 14 giugno 2018
di La Redazione
Condotta sottomarina
Condotta sottomarina © Tranilive.it

Ci sarà un processo per la vicenda della condotta sottomarina, che avrebbe dovuto portare i reflui del depuratore al largo di Trani e invece non è mai stata completata. Il Gup del Tribunale di Trani ha rinviato a giudizio Daniella Piola (all’epoca dei fatti presidente e amministratore delegato della Sacramati costruzioni, impresa esecutrice dei lavori), Graziano Falappa (direttore dei lavori e contabilizzatore) e Alessandro Guadagnuolo (amministratore unico di Amiu, in qualità di consulente tecnico). Il processo davanti al Tribunale collegiale di Trani comincerà il prossimo 13 settembre. I primi due dovranno rispondere d’inadempimento e frode nei contratti di pubbliche forniture, per avere eseguito (fino al luglio 2014) i lavori della condotta sottomarina in difformità rispetto al progetto esecutivo e, in particolare, per averla realizzata per una lunghezza di 1400 metri fuori del fondale marino, difformemente rispetto alle previsioni progettuali e contrattuali; mentre solo Falappa di omissione di atti d’ufficio, perché in qualità di direttore dei lavori avrebbe favorito consapevolmente l'illecita attività fraudolenta della Sacramati e, in particolare, non esercitando le attività di controllo e sanzionatorie previste; a giudizio anche Guadagnuolo – entrato nell’inchiesta solo in un secondo momento – per il reato di truffa. Quest’ultimo venne nominato dal Comune di Trani come consulente nel dicembre 2012, per redigere appositi atti tecnici necessari per la soluzione delle problematiche connesse alla mancata esecuzione dei lavori della condotta; ma – secondo l’accusa - percepì un compenso di 11mila pur non avendo redatto alcun atto. Prosciolto Roberto Sacramati (amministratore pro tempore della società omonima), in qualità di legale rappresentante della società che – in virtù delle condotte fraudolente addebitate ai due imputati – procurava un indebito vantaggio patrimoniale di 660mila euro per la mancata esecuzione e/o difformità dei lavori appaltati.

Lascia il tuo commento
commenti