Sviluppi giudiziari

Pressioni sui testimoni, i pm Ruggiero e Pesce saranno processati

La Procura di Lecce li ha citati in giudizio. Processo al via il 12 novembre

Cronaca
Trani martedì 15 maggio 2018
di La Redazione
Aula udienza del Gip al Tribunale di Trani
Aula udienza del Gip al Tribunale di Trani © TraniLive.it

Finiscono a processo i due magistrati della Procura di Trani accusati di aver fatto pressioni su tre testimoni, durante interrogatori tenutisi nell’ambito di due procedimenti relativi al cosiddetto “Sistema Trani”. Alessandro Pesce (tutt’ora in servizio negli uffici della Procura di Trani) e Michele Ruggiero (fuori ruolo da dicembre per ricoprire l’incarico di consulente nella commissione bicamerale banche) sono stati citati a giudizio dalla pm di Lecce, Roberta Licci, e dal procuratore capo, Leonardo Leone De Castris, con l’accusa di concorso in tentata violenza privata (in un caso anche aggravata).

L’udienza è fissata per il 12 novembre prossimo davanti al giudice monocratico Alessandra Sermarini. Per la stessa questione la Procura salentina aveva già chiesto l’interdizione dei due pm, ma l’istanza era stata rigettata anche dalla Cassazione nel dicembre scorso. I fatti contestati ai due magistrati risalgono all’ottobre 2015, quando sentirono a sommarie informazioni, in qualità di persone informate dei fatti, tre referenti (a vario titolo) di un’azienda specializzata in apparecchiature per la rilevazione delle infrazioni stradali. I due magistrati – secondo quanto contestato dalla Procura di Lecce – avrebbero “con abuso dei poteri e con violazione dei doveri inerenti la loro qualità di magistrati del pubblico ministero, posto in essere atti diretti in modo non equivoco a costringere con modalità intimidatorie e violenze verbali” i tre ad accusare se stessi ed altri di rapporti illeciti nei confronti dell’ex comandate della Polizia locale di Trani, Antonio Modugno.

In particolare, nei confronti del rappresentante legale della società, per costringerlo a dichiarare “di aver pagato o comunque di essere a conoscenza del pagamento di tangenti in favore di Antonio Modugno”, in relazione alla fornitura di apparecchiature al Comune di Trani e che “a tale pagamento era stato costretto dallo stesso Modugno”. A un amministratore di fatto dell'azienda – sempre secondo contestato dalla Procura salentina – i due sostituti procuratori avrebbero detto che “se non avesse dichiarato quanto da loro stesso intimato e letteralmente ‘suggerito’ ovvero l’avvenuto pagamento di ‘mazzette’ a seguito di costrizione da parte di Modugno, ci sarebbe stata una cella pronta per lui”.

Tra le ‘minacce’ rivolte all’uomo c’erano anche quella del sequestro dell’azienda e di un’ordinanza di custodia cautelare a suo carico. E, dopo aver affermato che “le cose che vi dobbiamo chiedere le sappiamo già”, aggiungevano: “vogliamo vedere voi che risposte ci dite e se quello che voi ci dite non converge, lei se ne andrà in galera veloce e lei… dice ma io c’ho il coso al cuore… possiamo impegnarci per farla stare con il caldo che fa al fresco”. In questo secondo caso, la contestazione è di concorso in tentata violenza privata aggravata. Contestate anche le modalità dell’interrogatorio di una terza persona 'già rappresentante' per conto della società. Almeno uno degli interrogatori avvenne alla presenza di “un nutrito numero di ufficiali di polizia giudiziaria”.

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