Sviluppi giudiziari

Morì in carcere, la Corte d’Appello dispone perizia per il caso di Gregorio Durante

Durante il processo di secondo grado in corso a Bari contro tre medici

Cronaca
Trani mercoledì 07 febbraio 2018
di La Redazione
Corte d'Appello
Corte d'Appello © n.c.

Sarà una perizia collegiale a chiarire le cause della morte di Gregorio Durante, il 33enne di Nardò deceduto mentre era in carcere a Trani il 31 dicembre 2011. Lo ha deciso la Corte d’Appello di Bari, dopo oltre tre ore di camera di consiglio, aderendo alla richiesta del procuratore generale. Il conferimento dell’incarico ai tre periti avverrà all’udienza del prossimo 20 marzo. Davanti alla Corte d’Appello sono imputati tre dei medici che seguirono il detenuto mentre era in carcere: Francesco Monterisi, Michele De Punto e Gioacchino Soldano. Solo il primo è stato condannato nel novembre 2014 dal gup di Trani a 4 mesi, pena sospesa; De Pinto e Soldano vennero assolti insieme ad altri due imputati. La causa del decesso, secondo l’autopsia, fu un’intossicazione da fenobarbital (contenuto nel farmaco per l’epilessia che gli veniva somministrato) “agevolata dalla contestuale presenza di broncopolmonite”, contratta negli ultimi quattro o cinque giorni di vita. Di questo, secondo il gup di Trani, sarebbe stato responsabile solo Domenico Monterisi, il medico che coordinava l’équipe del carcere e che – sostiene la sentenza – “non poteva non essersi reso conto del progressivo deterioramento delle condizioni organiche” di Durante. Ma la sentenza del gup è stata appellata sia da Monterisi (difeso dall’avvocato Carmine Di Paola) che dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Bari, ma anche dalla parte civile nei confronti dei medici assolti De Pinto e Soldano. E’ stata disposta una parziale rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, con la deposizione dei medici legali che si sono occupati della questione. Ma evidentemente ciò non è bastato a chiarire perché Durante sia deceduto. Il sospetto degli inquirenti, all’indomani del decesso del giovane, era che le sue condizioni non fossero compatibili con la detenzione in carcere. I suoi legali avevano chiesto i domiciliari o il ricovero in struttura di tipo ospedaliero, provvedimenti che però non arrivarono in tempo utile per salvargli la vita. A Trani, Gregorio doveva finire di scontare una condanna a sei anni per aver dato uno schiaffo (mentre era in regime di sorveglianza speciale) a dei ragazzini che, a suo dire, stavano dando fastidio alla sua compagna, peraltro incinta. Gregorio era figlio di Pippi Durante accusato d’aver ucciso, nel 1984, l’assessore di Nardò, Renata Fonte.

Lascia il tuo commento
commenti