Il fatto giudiziario

Trani si veste di "pizzo": «Prendimi la pistola, questo lo uccido io». Violenza e terrore nell'azione della banda

Gli arresti potrebbero avere ulteriori risvolti e delineare un quadro più complesso di quello che sino ad ora è emerso

Cronaca
Trani sabato 04 febbraio 2017
di La Redazione
La banda dedita alle estorsioni
La banda dedita alle estorsioni © Carabinieri

«Prendimi la pistola che a questo lo uccido io», Corda parlava così davanti ad un ristoratore, rivolgendosi a Regano. È il modus operandi che ha contraddistinto gli ultimi mesi di richieste di pizzo: minacce, terrore ed in alcuni casi lesioni vere e proprio. Dalle intercettazioni emerge tutto lo scenario inquietante nel quale il sodalizio ha "lavorato". In un'attività ristorativa si recarono in 3, lo scorso 16 dicembre, minacciando il titolare ed il direttore di sala, con la richiesta di 25mila euro. Mangiarono gratis ed ottennero 150 euro, subito. Pochi giorni dopo ritornò, per conto di Corda e Regano il Pignataro per "ritirare" altri 290 euro. «Non è un'estorsione, stai aiutando mio cognato che è in carcere» avrebbero detto in alcuni casi, per "sminuire" la propria attività illecita ma comunque usando mezzi e toni violenti.

Durante gli interrogatori solo due dei sette indagati hanno accettato di rilasciare dichiarazioni: Michele Regano e Nicola Petrilli. Gli altri, hanno scelto di non parlare, d'accordo con i loro avvocati, che attendono la chiusura delle indagini. Gli arresti potrebbero avere ulteriori risvolti e delineare un quadro più complesso di quello che sino ad ora è emerso e soprattutto si punta a capire da quanto tempo il fenomeno fosse presente.

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